Attualità

Lavori fermi, in arrivo nuovo appalto a chiamata per altri 300 mila euro Negozianti sul piede di guerra

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Lavori fermi, in arrivo nuovo appalto a chiamata per altri 300 mila euro Negozianti sul piede di guerra

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Lavori fermi, in arrivo nuovo appalto a chiamata per altri 300 mila euro Negozianti sul piede di guerra

Il vecchio cartellone pende sbilenco e arrugginito dai muri. E promette: “Termine lavori il 15 giugno 2012”. Più sotto il nome delle ditta che si è aggiudicata l'appalto di 900mila euro per la riqualificazione dei vani commerciali: la Edil.Ge.Co. Srl di Parma. Ma all'interno della pancia del cavalcavia del cimitero non proviene alcun rumore di ruspe. Gli operai non si vedono. I lavori sono sospesi. Un'altra volta. E i tempi di consegna, che erano già stati spostati all'inizio della primavera ormai alle porte, sono slittati. A quando? E' una domanda alla quale è difficile dare risposta. Sembra una beffa. I marmisti, i fioristi e il barista che dopo cinque anni speravano di potere rientrare nei negozi sono costretti ancora una volta ad assistere impotenti ad uno stop e a resistere. «E' come se avessero improvvisamente spostato la linea d'arrivo quando ormai eravamo giunti al traguardo», dicono. «In tutti questi mesi abbiamo notato solo due muratori – proseguono – Non si è mai visto un direttore cantiere, esclusi i tecnici comunali. L'opera andava a rilento e quel che è stato fatto è lì sotto gli occhi di tutti». Al posto del pavimento c'è ancora un cratere. Al posto di finestre, aperture che si affacciano sulle ferrovie. Il cavalcavia sembra uno scheletro sventrato.
Ma cosa è accaduto? Voci dicono che il Comune non fosse contento dell'attività della ditta appaltatrice. La versione ufficiale rimanda all'anno scorso quando si sono scoperte gravi carenze nei pilastri portanti (datati 1926). Un imprevisto che si è cercato di risolvere con una riprogettazione che però ha comportato un nuovo accordo con la ditta appaltatrice. Le trattative non sono andate a buon fine: la Edil.Ge.Co. ha accettato di terminare solo una porzione ed ora sta rapidamente smantellando il cantiere. «Giorno dopo giorno – spiega Sergio Balzarini, cotitolare della “Saiani marmi” - arrivano dei furgoni per portare via materiale edile. Non sappiamo ancora chi subentrerà ne tanto meno cosa accadrà». Il Comune si affiderà ad un appalto a chiamata: una decina le imprese che dalla settimana prossima saranno invitate a fare la propria offerta per un pacchetto del valore di 300mila euro .
Ma i malumori tra i commercianti restano sebbene, nell'ottica della trasparenza, erano stati avvertiti della nuova impasse. Una doccia fredda per tutti, soprattutto perché poco prima era stato dato l'annuncio dell'inaugurazione, fissata per marzo-aprile. «Un cantiere maledetto – si sfogano ora – che ci ricorda tristemente le vicissitudini di piazza Marconi».
Per la titolare del “Bar degli artisti” è un calvario. «Gli affari si sono ridotti del 50% - ammette al di là di un bancone sistemato in un container – abbiamo subito diversi furti e danneggiamenti. Cerchiamo di andare avanti ma è molto dura». Il locale un tempo attirava molti avventori: «C'erano i clienti dei marmisti, operai – racconta la barista – persone che si fermavano dopo una visita al cimitero. Insomma, i guadagni erano buoni». Allarga le braccia desolata, mostrando le mura che la circondano, tutt'altro che accoglienti: pannelli di metallo, che d'estate si trasformano in lamiere bollenti e d'inverno lasciano entrare l'umidità. L'arredo è fatto di poco: in fondo una schiera di videopoker, in mezzo quattro tavolini. «In un ambiente così come si può lavorare?».
Oltre a lei anche i fioristi subiscono un calo nelle vendite «Sicuramente la congiuntura economica non aiuta – ammette Rosa Grassi, titolare dell'omonimo negozio di piante e fiori – Ma questa collocazione ci ha ulteriormente danneggiato. Ho dovuto rinunciare a parecchie commesse, soprattutto matrimoni e cerimonie: non ho lo spazio sufficiente per allestire le composizioni». Anche la sua casupola di metallo è stata presa di mira da ladri e vandali: l'ultimo episodio risale a poco tempo fa, quando le hanno tagliato i fili del telefono. «Ogni mattina – prosegue la commerciante desolata – apriamo questa porta e ci accoglie un odore di muffa e umido. Non è sicuramente un ambiente sano». Per questa “tortura”, come la chiama la signora Rosa, ha dovuto anche pagare «Questi container li abbiamo noleggiati – spiega – perché gli amministratori ci avevano garantito che i lavori sarebbero durati al massimo un anno. Abbiamo sborsato 800 euro al mese». Poi, la situazione che doveva essere temporanea è diventata stabile, e molti, compresa lei, hanno deciso di acquistare quelle quattro mura di latta ora tanto odiate.
Bibiana Sudati
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