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L'intervista - Carlo Cottarelli a tutto campo sulla situazione internazionale, le prospettive di crescita e le conseguenze della vittoria del no al referendum
La guerra si farà sentire
2018-05-28T104203Z_1373795909_RC1EAE125F30_RTRMADP_3_ITALY-POLITICSCARLO COTTARELLI PREMIER INCARICATO
«Potremmo andare in leggera recessione. Ma dipende da quanto durerà»
«Ai livelli del petrolio e del gas di questi giorni si può pensare che l’impatto sull’economia dei Paesi importatori possa essere dell’ordine dell’uno per cento in termini di livello del Pil. Per il 2026, in Italia era prevista una crescita dello 0,7 per cento. Togliendo un punto percentuale, significa andare in leggera recessione, mentre l’inflazione potrebbe arrivare al 3 per cento». Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano Carlo Cottarelli analizza l’impatto della guerra in Iran e invita la politica a fare le riforme necessarie rinviate troppo a lungo.
Professor Cottarelli, la guerra in Iran sembra aver gelato le prospettive di crescita dell’economia planetaria. Che cosa dobbiamo aspettarci?
«E vero che gli aumenti del prezzo del petrolio sono stati molto forti e che c’è stata anche una significativa crescita dello spread ma, da un punto di vista storico, siamo ancora su livelli relativamente bassi. Un prezzo del petrolio a 110 dollari al barile l’abbiamo già visto nel 2011 e 2012, mentre nel 2008 eravamo arrivati addirittura a 150 dollari al barile che, correggendo il dato per il dislivello dei prezzi, equivarrebbe a 226 dollari al barile a oggi. Stesso ragionamento per il gas: in questa crisi siamo arrivati a 65 euro, ma nel 2022 eravamo partiti da un prezzo di 80 euro prima dell’attacco russo all’Ucraina per arrivare a toccare 320 euro».
Cosa significa e cosa si può dire?
«Ai livelli del petrolio e del gas di questi giorni – ma naturalmente dipende da quanto dura – si può pensare che l’impatto sull’economia dei Paesi importatori possa essere dell’ordine dell’uno per cento in termini di livello del Pil. Per il 2026, in Italia era prevista una crescita del Pil dello 0,7 per cento. Togliendo un punto percentuale, significa andare in leggera recessione, mentre l’inflazione potrebbe arrivare al 3 per cento. Questo, ai livelli attuali che, quindi, sono ancora tollerabili. Stiamo parlando di una leggera recessione, ma non è niente rispetto allo choc causato dal covid che determinò una discesa del nove per cento del Pil in un anno. E siamo, comunque, lontani anche rispetto alla crisi del 2011 e 2012 e a quella del 2008, causata dal crollo di Lemhan Brothers, che nel 2009 determinò una caduta del Pil di oltre quattro punti percentuali»...
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