Verso il 2 giugno. Impulsivo, severo coi politicanti, in lui si colgono le matrici del pensiero di Cattaneo e Ghisleri
Giovanni Conti nasce il 17 novembre del 1882 a Montegranaro, provincia di Fermo. Giovanissimo, fonda un circolo repubblicano intitolato a Felice Cavallotti, il bardo della democrazia, noto per l’intransigenza politica: una scelta non casuale.
Sono i tempi delle sanguinose sommosse del 1898: agli eccidi dei proletari, rispondono le repressioni dei Generali Bava Beccaris e Gen. Pelloux. Conti studia il repubblicanesimo di Ghisleri, per il quale organizza pure un corso per numerosi ascoltatori. Avvocato, Conti conosce da vicino i grandi repubblicani dell’epoca: nel 1906 riesce ad arginare una frattura in seno al Partito Repubblicano in seguito alla defezione di Edoardo Pantano che accetta di entrare nel governo di destra come Ministro dell’Agricoltura: Conti ricompatta il Partito chiamando a raccolta uomini di pensiero e d’azione e si impegna pure per le gravi questioni sociali nate dalla Rivoluzione Industriale che stava interessando solo alcune zone dell’Italia del Nord, causando uno squilibrio di economie che ancora oggi grava sul nostro Paese. Egli vuole conoscere la realtà italiana: “ tanti malarici, tanti pellagrosi, tanti tracomatosi, tanti tubercolosi, tanti ettari di terra incolta ” scrive nei suoi appunti, e continua: “ tanti omicidi, furti, rapine, tanti analfabeti e tanti emigranti ”; a Cervara, alle porte di Roma: “ mi pare di aver scoperto un angolo di Abissinia, tanto maledetta e discussa dagli italiani straziati dalle sciagure militari recenti di Adua e dell’Amba Karima ”: l’anima del politico che lotta per la liberazione del “cafone” meridionale. In questi anni travagliati Conti ricostruisce il Partito dalla Ciociaria alla Romagna, alle Marche. Nel 1921 viene eletto Deputato; fonda e dirige “ La voce Repubblicana ” mentre il fascismo prende il potere. Intanto la Camera dei Deputati si arrende ai vincitori e ne asseconda i fini: si assiste a vergognosi compromessi e defezioni. Dal 1921 al 1924 Conti, da deciso avversario di Mussolini, non perde occasione per denunciare violenze e orrori del fascismo, prevedendone le fasi dello sviluppo e la tragica fine in alcuni suoi discorsi: il 17 novembre del 1922: “ Voi credete, onorevole Mussolini, di aver arrestato, di aver fermato la Storia. No… (…) Per la forza delle idee e per la volontà degli uomini può finire il regime che voi avete difeso con la violenza e che volete perpetuare con la vostra dittatura. La vostra dittatura è la defenestrazione del vostro sovrano. Il regno è finito. E noi andremo incontro anche al diavolo per affrettare il suo crollo e fondare la Repubblica sulle sue rovine ”...

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Anselmo Gusperti

