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Boom di imprenitori cinesi ma alla Resca di Vescovato frenano: «Preferiamo lasciare a un italiano»
«Sì, signora, siamo sempre noi». E’ quasi mezzogiorno, in sala non c’è più posto, ma alla trattoria La Resca di Vescovato ci vorrebbe qualcuno che si dedichi solo a rispondere alle telefonate. La domanda sempre più frequente è: siete ancora voi, o avete venduto ai cinesi?
«Sono due mesi che mi tormentano - spiega il gestore, Luciano Battisti, 38 anni - e mi chiedo anche il perché. Se mi avessero visto a colloquio con qualcuno, potrei capire. Ma le assicuro che non c’è mai stato alcun contatto». Del resto sembra che “arrivano i cinesi”, in questo momento, sia la voce più facile da diffondere. «Da un paio di mesi - spiega - ho aperto un ristorante con mio fratello a Vago di Lavagno, vicino a Soave, dalle mie parti. L’idea è lavorare assieme, per cui cercherò di affidare La Resca ad una persona fidata, che possa dar seguito a questo modello di cucina tradizionale. Certo, se ci fosse un’offerta per la vendita, la valuterei, ma di questi tempi dubito. Poi, sinceramente, da buon veneto, preferirei affidare la trattoria ad una persona di fiducia italiana». La Resca è considerato il miglior posto dove mangiare i bolliti e lui la gestisce da 14 anni (ma vanno forte anche i tagliolini con quattro condimenti). Per il fine settimana è tutto prenotato fino a Natale, ma spesso c’è tutto pieno anche nei giorni feriali. «Dobbiamo dire di no a 20-30 persone, ma sarebbero di più, solo che ad un certo momento non siamo più in grado di rispondere al telefono», dicono al banco.
«Sono due mesi che mi tormentano - spiega il gestore, Luciano Battisti, 38 anni - e mi chiedo anche il perché. Se mi avessero visto a colloquio con qualcuno, potrei capire. Ma le assicuro che non c’è mai stato alcun contatto». Del resto sembra che “arrivano i cinesi”, in questo momento, sia la voce più facile da diffondere. «Da un paio di mesi - spiega - ho aperto un ristorante con mio fratello a Vago di Lavagno, vicino a Soave, dalle mie parti. L’idea è lavorare assieme, per cui cercherò di affidare La Resca ad una persona fidata, che possa dar seguito a questo modello di cucina tradizionale. Certo, se ci fosse un’offerta per la vendita, la valuterei, ma di questi tempi dubito. Poi, sinceramente, da buon veneto, preferirei affidare la trattoria ad una persona di fiducia italiana». La Resca è considerato il miglior posto dove mangiare i bolliti e lui la gestisce da 14 anni (ma vanno forte anche i tagliolini con quattro condimenti). Per il fine settimana è tutto prenotato fino a Natale, ma spesso c’è tutto pieno anche nei giorni feriali. «Dobbiamo dire di no a 20-30 persone, ma sarebbero di più, solo che ad un certo momento non siamo più in grado di rispondere al telefono», dicono al banco.
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Paolo Carini