Attualità

"Abbiamo bisogno di abitare il futuro" Il messaggio natalizio del vescovo Dante Lafranconi

Carissimi,
abbiamo bisogno di abitare il futuro, cioè di guardare al di là del tempo contingente, per fare progetti, per alimentare il desiderio o semplicemente per sognare. Certamente questa devastante crisi economica ci costringe a fare i conti con le scadenze senza tanta poesia, eppure se non coltiviamo quotidianamente “mete alte” non riusciremo mai a uscire da questa pesante situazione. Il Paese potrà tornare nuovamente a vivere se ciascuno farà la sua parte: i politici con onestà e rigore, gli imprenditori con coraggio e fantasia, i lavoratori con impegno e competenza, i cittadini tutti con uno spiccato senso del bene comune. Ai cristiani spetta il compito della testimonianza e dell’ottimismo: Dio che si fa uomo è la garanzia più grande che il Cielo non abbandonerà mai la terra.
Mi ha colpito una ricerca del Censis di qualche anno fa – ma gli ultimi dati su una società «sciapa e infelice» la confermano – che ha rivelato come gli italiani siano sempre più imprigionati nel presente, con uno scarso senso della storia e senza visione del futuro. Al desiderio si è sostituita la voglia, alle passioni le emozioni, al progetto l’annuncio. In un mondo dominato dalle sensazioni, conta solo quello che si prova nel presente, non la tensione che porta a guardare lontano. L’incremento del gioco d’azzardo, l’abbandono scolastico dinanzi alle prime difficoltà, la persistente diffusione di droga e alcool, la ricerca continua dello sballo e di una sessualità sfrenata sono chiari indicatori di questa mentalità. Si vive da una parte dimentichi del passato e del patrimonio valoriale consegnatoci dalla storia e dall’altra incuranti del futuro che si avvicina. All’interno di questa cultura come annunciare l’avvento di Cristo nella storia degli uomini? A chi interessa un Dio che non offre risposte facili e immediate?
È questa la sfida che ci è posta dinanzi: liberarci dalle maglie del “presentismo”, ritornare a gustare il profumo della “gratuità”, ritrovare quei valori trascendenti che scaldano il cuore e rivelano il gusto della vita piena, riscoprire quanta gioia c’è nel dare più che nel ricevere. Occorre re-imparare a fare progetti grandi e lavorare per essi: una famiglia più unita e più capace di ascolto, un lavoro che contribuisca a creare benessere al maggior numero di persone, un impegno in politica, nel mondo del volontariato o in ambito culturale che arricchiscano la comunità, la pretesa di un mondo finalmente libero da ingiustizie e squilibri. Apriamo la porta della nostra casa ai fratelli, abitiamo il futuro, impariamo a contare gli uni sugli altri: o ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Dio conta su di noi.
A ciascuno di voi, ma in particolare ai disoccupati, ai poveri, agli ammalati, agli stranieri, a quanti vivono nel dolore e nella disperazione, giunga l’augurio di pace di tutti i cristiani di Cremona e la mia speciale benedizione.
Buon Natale!
Dante Lafranconi
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