Bellezza, fascino e bravura: ma all’apice della carriera fu avvelenata proprio a Cremona
Vincenza Armani era una delle donne più affascinanti del suo tempo. Può sembrare strano che la notizia della sua misteriosa morte a Cremona non venisse registrata dalle cronache, ma in quei tempi non doveva essere così raro l’utilizzo di mezzi estremi per liberarsi di rivali in amore o nell’arte e di personaggi politicamente scomodi. Dobbiamo pertanto solo all’elogio funebre dato alle stampe dal suo ultimo compagno d’arte ed amante, Adriano Valerini, se la tragica scomparsa di una donna così anticonformista per i suoi tempi, non è passata sotto silenzio. Vincenza è un’attrice, bellissima e di straordinario fascino e bravura, figlia di attori girovaghi, una delle prime donne protagoniste della Commedia dell’Arte. La sua fama ha varcato ormai i confini di Venezia, dove è nata verso il 1530, tanto da essere ricercata ovunque e da esser annunciata con colpi d’artiglieria e fuochi d’artificio quando arriva in qualche città per calcarvi le scene. E’ ormai entrata nell’immaginario collettivo come la Marilyn Monroe del suo tempo. Nulla la può fermare e nessuna può gareggiare con lei per la prorompente bellezza, l’ammaliante fascino e la straordinaria bravura. Neppure l’altra grande attrice celebrata dal Vasari, Barbara Flaminia, a cui Giorgio dedica alcuni dei suoi rari sonetti e per la quale a Mantova si costituisce addirittura un partito che la sostiene nel confronto con Vincenza, nella stagione tra l’estate del 1567 e la primavera del 1568. Una cavalcata inarrestabile verso il successo fino a quell’11 settembre 1568...
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Fabrizio Loffi

