Massimiliano Salini, Matteo Renzi, Antonio Gozzi e Stefano Buono intervistati da Andrea Cabrini sul ruolo dell’Europa e sul rapporto con gli Stati Uniti
Nel ciclone visibile nella locandina - chiude Stefano Allegri - abbiamo inserito tutto: la guerra, la crisi climatica e le crisi economiche. In questa immagine, però, abbiamo lasciato spazio alla speranza: un bambino che guarda l’orizzonte. È lì che dobbiamo puntare tutte le nostre energie: verso le nuove generazioni, alle quali dobbiamo promettere un domani migliore».
Aveva concluso così, poco più di un anno fa, Stefano Allegri, presidente dell’Associazione Industriali di Cremona, chiudendo il convegno “Nell’occhio del ciclone - Siamo pronti alle sfide di domani?”. Il tema di quest’anno era “Scelte” ma non ha fornito una risposta. Di più. Il quadro geopolitico è peggiorato, il conflitto in Medio Oriente si sta allargando mentre l’economia legata all’automotive sta colando a picco: la Volkswagen si accinge a chiudere - la prima volta in 87 anni - tre stabilimenti in Germania. Ciliegina su una torta (avariata) la guerra Russo-Ucraina, i cui aiuti in armamenti hanno drenato risorse dalle finanze europee senza migliorare alcunché. Facendo risorgere, anzi, un fronte (i paesi Brics) sempre più ostile alla Nato, agli Usa e all’Europa.
Quello che si è ascoltato lunedì mattina durante la tavola rotonda allestita alla Fiera di Ca’ de’ Somenzi, si è dimostrato un incrocio fra Tomasi di Lampedusa e il Groundhog Day, il giorno nella marmotta. Da un lato c’è una diabolica ripetizione degli errori - le suicide follie ecologiste di Ursula Von Der Leyen, gattopardescamente tornata sugli scranni europei nonostante fosse invisa anche a buona parte dei tedeschi - dall’altro non si può che pensare al film “Ricomincio da capo”, nel quale il protagonista si trova intrappolato in un anello temporale che gli fa rivivere all’infinito lo stesso giorno. Se volessimo addentrarci nella psicologia potremmo tranquillamente dire di essere di esserci imbattuti in un déjà vu. Soprattutto quando Dario Fabbri, ospite nel 2023, aveva affermato ciò che lunedì è riemerso in maniera perfettamente sovrapponibile: la risposta dell’Europa ai problemi è frammentata perché l’Unione è costituita da Paesi che hanno interessi divergenti. (...)
Aveva concluso così, poco più di un anno fa, Stefano Allegri, presidente dell’Associazione Industriali di Cremona, chiudendo il convegno “Nell’occhio del ciclone - Siamo pronti alle sfide di domani?”. Il tema di quest’anno era “Scelte” ma non ha fornito una risposta. Di più. Il quadro geopolitico è peggiorato, il conflitto in Medio Oriente si sta allargando mentre l’economia legata all’automotive sta colando a picco: la Volkswagen si accinge a chiudere - la prima volta in 87 anni - tre stabilimenti in Germania. Ciliegina su una torta (avariata) la guerra Russo-Ucraina, i cui aiuti in armamenti hanno drenato risorse dalle finanze europee senza migliorare alcunché. Facendo risorgere, anzi, un fronte (i paesi Brics) sempre più ostile alla Nato, agli Usa e all’Europa.
Quello che si è ascoltato lunedì mattina durante la tavola rotonda allestita alla Fiera di Ca’ de’ Somenzi, si è dimostrato un incrocio fra Tomasi di Lampedusa e il Groundhog Day, il giorno nella marmotta. Da un lato c’è una diabolica ripetizione degli errori - le suicide follie ecologiste di Ursula Von Der Leyen, gattopardescamente tornata sugli scranni europei nonostante fosse invisa anche a buona parte dei tedeschi - dall’altro non si può che pensare al film “Ricomincio da capo”, nel quale il protagonista si trova intrappolato in un anello temporale che gli fa rivivere all’infinito lo stesso giorno. Se volessimo addentrarci nella psicologia potremmo tranquillamente dire di essere di esserci imbattuti in un déjà vu. Soprattutto quando Dario Fabbri, ospite nel 2023, aveva affermato ciò che lunedì è riemerso in maniera perfettamente sovrapponibile: la risposta dell’Europa ai problemi è frammentata perché l’Unione è costituita da Paesi che hanno interessi divergenti. (...)
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Stefano Frati

