L'incontro - Nata in Ucraina, Anastasiya Petryshak è cittadina del mondo: «Ma Cremona è unica». Biondissima e innamorata dei violini, è lei l’icona del suono perfetto
In occasione del Giorno della Memoria Anastasiya Petryshak ha ridato voce al violino della Shoah, nella Sala Manfredini del Museo Civico davanti al Ministro della Cultura. Inizia la musica, chiude gli occhi. «Quello che conta è il contatto - spiega la violinista - tra me e lo strumento, e tra me, lo strumento e tutto quello che ci circonda». I capelli biondissimi, i lineamenti delicati dei suoi vent’anni, e un talento straordinario: il pubblico della Sala Manfredini resta a bocca aperta, il ministro Franceschini scatta una fotografia per il suo profilo twitter. Dopo tanti concerti ha imparato a gestire l’emozione: «Ma suonare quel violino è stato speciale - racconta -. E’ un miracolo che si sia conservato così. Essere la prima a suonarlo, dopo 70 anni e sapere che l’ultima volta è stato suonato ad Auschwitz, ha reso il momento ancora più importante»
C’è un legame sempre più forte tra la giovane strumentista ucraina e Cremona, la sua tradizione...
C’è un legame sempre più forte tra la giovane strumentista ucraina e Cremona, la sua tradizione...
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Filippo Gilardi



