Giovanni Bongiovanni, infermiere all’Oglio Po, in Etiopia e Sierra Leone. Non c'è solo l'ebola: ustioni, piedi torti, lebbrosi con una sanità della preistoria. Mentre resta l'emergenza infinita: l’infettivologa Laura Trentini: «Hiv, malaria e tubercolosi uccidono ancora»
Giuliano Bongiovanni, 67 anni, di Bozzolo, ha fatto per 41 anni l’infermiere. Ha lavorato negli ospedali di Bozzolo, Viadana e all’Oglio Po e per 7 anni è stato l’infermiere unico del servizio di Medicina sportiva della Baslenga (con più di 3 mila visite all’anno). Ma il periodo che ricorda con più affetto, è quello passato nella missione di Ghighessa, in Etiopia. Giovanni è fratello di padre Vittorio, missionario saveriano in Sierra Leone. E anche là, 3 anni fa, ha passato un mese nella missione dando una mano nel dispensario delle suore di madre Teresa di Calcutta. Ma la prima esperienza in Africa l’ha fatta sugli Altipiani. «Per un mese ho fatto il gessista con un chirurgo e un altro infermiere dell’Oglio Po. Là ci sono tanti bambini con i piedi torti. Noi siamo andati in equipe per operarli e per seguirli nella rieducazione. Un mese è poco, ma quello che ho visto lo tengo tutto dentro».
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Paolo Carini



