Ludopatia - Poli (Asst Cremona): «Colpiti di più gli uomini. Ecco la storia di un trentenne guarito»
Anche a Cremona la ludopatia è un fenomeno in continua crescita. Nell’arco del 2024 l’Asst ha preso in carico 62 persone con questo problema, per la precisione 51 uomini e 11 donne. 14 di questi erano al di sotto i trent’anni.
Ma questi numeri non indicano che la punta dell’iceberg, purtroppo. Al Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst di Cremona si rivolgono, infatti, solo coloro che, a seguito del gioco, hanno patito conseguenze economiche, familiari o sociali rilevanti. In realtà è affetta da questo problema una fetta di popolazione sicuramente molto più ampia, ma nascosta e silenziosa.
Per intercettare quanti presentino questo tipo di disturbo sono state attivate molte iniziative, tra le quali i piani G.a.p. ovvero Gioco d’Azzardo Patologico, promossi da Ats Valpadana grazie ai fondi che giungono dall’ambito nazionale attraverso Regione Lombardia. Un’équipe multidisciplinare si dedica a fare formazione interna, a sensibilizzare il territorio e si occupa della presa in carico di persone con questa dipendenza e della popolazione carceraria, dove risulta che il problema si presenti con elevata frequenza.
Ne parliamo col dottor Roberto Poli, direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst di Cremona.
C’è differenza tra gioco e gioco? O chi gioca al lotto è a rischio ludopatia esattamente tanto quanto chi fa scommesse o si dedica alle slot machine?
«La gravità del disturbo da gioco è legata sostanzialmente alla frequenza di utilizzo più che al mezzo ovvero alla quantità di soldi utilizzata rispetto alla propria disponibilità economica effettiva e soprattutto all’incapacità di contenere e gestire il fenomeno, nonostante le conseguenze che ne derivano. Come un po’ tutte le dipendenze, il limite è quando la persona non riesce più a governare il proprio comportamento, ma lo manifesta in modo incontrollato a scopo di gratificazione, di soddisfazione, quando cioè si manifesta la cosiddetta addiction, termine che deriva dal latino addictus ovvero “schiavo”. La dopamina allora si scatena, dandogli una sensazione di piacere, in cui resta intrappolato. La ludopatia non comporta crisi d’astinenza in senso stretto, però spesso provoca problemi d’umore: smettere di giocare può comportare sintomi depressivi». ...
Ma questi numeri non indicano che la punta dell’iceberg, purtroppo. Al Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst di Cremona si rivolgono, infatti, solo coloro che, a seguito del gioco, hanno patito conseguenze economiche, familiari o sociali rilevanti. In realtà è affetta da questo problema una fetta di popolazione sicuramente molto più ampia, ma nascosta e silenziosa.
Per intercettare quanti presentino questo tipo di disturbo sono state attivate molte iniziative, tra le quali i piani G.a.p. ovvero Gioco d’Azzardo Patologico, promossi da Ats Valpadana grazie ai fondi che giungono dall’ambito nazionale attraverso Regione Lombardia. Un’équipe multidisciplinare si dedica a fare formazione interna, a sensibilizzare il territorio e si occupa della presa in carico di persone con questa dipendenza e della popolazione carceraria, dove risulta che il problema si presenti con elevata frequenza.
Ne parliamo col dottor Roberto Poli, direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst di Cremona.
C’è differenza tra gioco e gioco? O chi gioca al lotto è a rischio ludopatia esattamente tanto quanto chi fa scommesse o si dedica alle slot machine?
«La gravità del disturbo da gioco è legata sostanzialmente alla frequenza di utilizzo più che al mezzo ovvero alla quantità di soldi utilizzata rispetto alla propria disponibilità economica effettiva e soprattutto all’incapacità di contenere e gestire il fenomeno, nonostante le conseguenze che ne derivano. Come un po’ tutte le dipendenze, il limite è quando la persona non riesce più a governare il proprio comportamento, ma lo manifesta in modo incontrollato a scopo di gratificazione, di soddisfazione, quando cioè si manifesta la cosiddetta addiction, termine che deriva dal latino addictus ovvero “schiavo”. La dopamina allora si scatena, dandogli una sensazione di piacere, in cui resta intrappolato. La ludopatia non comporta crisi d’astinenza in senso stretto, però spesso provoca problemi d’umore: smettere di giocare può comportare sintomi depressivi». ...
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Mauro Faverzani

