Lavoro e pensioni al centro dell’evento promosso dal Partito Democratico con i Dirigenti della CGIL: penalizzate da una visione miope, ancora oggi sono le categorie più vulnerabili

«Dobbiamo agire su due fronti: cambiare il sistema previdenziale, ma anche intervenire su come si sta al lavoro e creare le opportunità per tenere occupate le donne. Tutto ciò comporta anche un grande compito culturale». È questo un impegno da prendere secondo Angela Mondellini, Segretaria CGIL Lombardia con deleghe alla Previdenza e alle Politiche di Genere, relatrice, insieme a Ezio Cigna, responsabile delle Politiche Previdenziali Cgil Nazionale, di “Lavoro e Pensioni – Analisi e riflessioni sulla prospettiva pensionistica dei giovani, con focus sulla situazione femminile in Lombardia.” L’incontro è stato organizzato nel pomeriggio di mercoledì 9 ottobre nella sala della Società Filodrammatica Cremonese, in piazza Filodrammatici, dal gruppo Donne Democratiche di Cremona, unitamente, e con il sostegno, del PD e della CGIL di Cremona. Il giornalista Giovanni Palisto di CR1 ha svolto il ruolo di moderatore.
Ha introdotto Mariateresa Magarini del Coordinamento conferenza provinciale delle donne democratiche di Cremona: «Quando abbiamo pensato di organizzare un incontro su una tematica che è sempre di grande attualità, quella cioè che riguarda il lavoro e le pensioni, abbiamo individuato nelle donne e nei giovani le categorie che oggi presentano la situazione più vulnerabile dal punto di vista lavorativo, situazione che si traduce in salari e pensioni sempre più bassi. Per quanta riguarda le donne, inoltre, l’ISTAT afferma che un quinto delle lavoratrici abbandonano la loro occupazione dopo la nascita di un figlio. E per la donna che continua a lavorare, dopo un anno di vita del bambino, la diminuzione salariale è del 16% e ritorna ai livelli pre maternità solo dopo il terzo anno, generando un impatto diretto sull’assegno pensionistico finale. Il gender gap si attesta sul 29%, perché il nostro Paese è prigioniero di una visione miope e ingiusta che penalizza le donne, visione frutto di una cultura che non considera che investire sulla parità di genere porterebbe ad una crescita economica evidente, mentre con la scelta della genitorialità c’è un impoverimento della condizione femminile...
Ha introdotto Mariateresa Magarini del Coordinamento conferenza provinciale delle donne democratiche di Cremona: «Quando abbiamo pensato di organizzare un incontro su una tematica che è sempre di grande attualità, quella cioè che riguarda il lavoro e le pensioni, abbiamo individuato nelle donne e nei giovani le categorie che oggi presentano la situazione più vulnerabile dal punto di vista lavorativo, situazione che si traduce in salari e pensioni sempre più bassi. Per quanta riguarda le donne, inoltre, l’ISTAT afferma che un quinto delle lavoratrici abbandonano la loro occupazione dopo la nascita di un figlio. E per la donna che continua a lavorare, dopo un anno di vita del bambino, la diminuzione salariale è del 16% e ritorna ai livelli pre maternità solo dopo il terzo anno, generando un impatto diretto sull’assegno pensionistico finale. Il gender gap si attesta sul 29%, perché il nostro Paese è prigioniero di una visione miope e ingiusta che penalizza le donne, visione frutto di una cultura che non considera che investire sulla parità di genere porterebbe ad una crescita economica evidente, mentre con la scelta della genitorialità c’è un impoverimento della condizione femminile...
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Paolo Fornasari

