L'analisi di Walter Montini che commenta la campagna elettorale e questa stagione politica
Strane queste elezioni. Non tanto per l’appuntamento in sé, dovuto rispetto del sentire e del vivere democratico con la chiamata corale ad un giudizio politico dopo cinque anni di diverse gestioni amministrative, ma strano per il clima generale che il Paese sta respirando e nel quale si svolgono (sarà forse un effetto collaterale della transizione climatica in atto?!): ogni comunità, anche la più piccola, è dunque coinvolta e interessata. Clima strano, surreale; sospeso al limitare tra avvertite esigenze di cambiamento affrontate con l’innesto di nuove o rinnovate energie, verso destra dove governa la sinistra e viceversa, quasi sempre mascherate sotto forme di cosi definite “liste civiche”, che altro non sono che forme camuffate che nascondono, ma non poi tanto, precise appartenenze politiche e partitiche. E dall’altro lato si assiste ad una spiccata, ciclica, tendenza alla conservazione dell’esistente: un conservatorismo pervicace che non muore mai. Una prima considerazione. In tale circostanza gli spazi di partecipazione per la popolazione giovane sono mortificati, a tal punto da far loro dire: se le cose stanno cosi e nulla è destinato a cambiare, cosa vado a votare? Qual è il mio apporto al cambiamento della politica, della società? In cosa posso incidere? Dall’altra parte la spinta alla conservazione si alimenta e accresce anche, e soprattutto, per l’età media dei votanti che, soprattutto nella nostra provincia, è molto alta; gli anziani, si sa, sono conservatori per natura e vanno a votare, appunto, per conservare quello che c’è; pochi sono i giovani, tanti gli anziani. Ma c’è una cosa che mi preoccupa ancora di più. Dalla lettura dei programmi che ho potuto sommariamente verificare - e non solo per il rinnovo del Comune capoluogo (che peraltro poco mi coinvolge, quanto basta, essendo io del contado) ma soprattutto per i piccoli comuni, per le piccole comunità che costellano la provincia cremonese, compreso il mio comune di residenza - ho notato l’assenza di qualsivoglia visione prospettica del futuro, che dovrebbe essere invece la base di partenza per il nuovo impegno.
Walter Montini
già senatore della Repubblica
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