40 anni di Lega. L'intervento di Massimiliano Panarari: la “vecchia guardia” di Bossi e Zaia sempre distante dal nazionalpopulismo del Capitano
Un quarantennale assai problematico quello della Lega, fondata nella sua versione “Lombarda” il 12 aprile del 1984 (nello studio della notaia Franca Bellorini a Varese). Con il fondatore Umberto Bossi che si è scagliato direttamente contro il suo ultimo successore – Matteo Salvini – durante le scorse giornate. Anche se, ha replicato quest’ultimo (dopo avere ricercato una sorta di tregua tardiva nelle settimane passate), di essersi abituato a rappresentare l’oggetto delle critiche del fondatore da oltre un trentennio. Ed ecco esplodere dunque la querelle in occasione di festeggiamenti decisi dalla leadership attuale assai controvoglia e in “zona Cesarini”, proprio per il timore che si caricassero di un’attualizzazione politica che il gruppo di comando salviniano aveva cercato di scongiurare in tutti i modi.
Ci troviamo così di fronte alla rappresentazione plastica del conflitto – per lungo tempo sotto traccia e, da ultimo, emerso in maniera dichiarata – fra il nucleo originario della Lega Nord (di cui si “celebra” appunto la ricorrenza) e la nazionalpopulista e “pontista” (nel senso del Ponte sullo Stretto) versione 2.0 della «Lega per Salvini premier». L’esito, sempre più manifesto, dell’emergere in superficie del dissenso nel partito «cesarista» (o ultimo «movimento leninista», come lo aveva definito un altro suo segretario federale, Roberto “Bobo” Maroni) per antonomasia, dove tutti i dirigenti stavano stretti intorno al capo e ne riconoscevano il primato assoluto. Tuttavia, da qualche tempo a questa parte, i mugugni e i mal di pancia nei riguardi della linea tenuta in questi anni dal “Capitano” Salvini sono cresciuti di intensità, facendosi pubblici, e la fronda si è data una struttura a tutti gli effetti, a partire dal Comitato del Nord, vera e propria corrente (bossiana) coordinata da Paolo Grimoldi e Angelo Ciocca. Un’area interna che va ad aggiungersi ai nuclei di dissenso sempre più espliciti, giustappunto, presenti nel Nordest della originaria Liga Veneta, che hanno come primario (...).
Ci troviamo così di fronte alla rappresentazione plastica del conflitto – per lungo tempo sotto traccia e, da ultimo, emerso in maniera dichiarata – fra il nucleo originario della Lega Nord (di cui si “celebra” appunto la ricorrenza) e la nazionalpopulista e “pontista” (nel senso del Ponte sullo Stretto) versione 2.0 della «Lega per Salvini premier». L’esito, sempre più manifesto, dell’emergere in superficie del dissenso nel partito «cesarista» (o ultimo «movimento leninista», come lo aveva definito un altro suo segretario federale, Roberto “Bobo” Maroni) per antonomasia, dove tutti i dirigenti stavano stretti intorno al capo e ne riconoscevano il primato assoluto. Tuttavia, da qualche tempo a questa parte, i mugugni e i mal di pancia nei riguardi della linea tenuta in questi anni dal “Capitano” Salvini sono cresciuti di intensità, facendosi pubblici, e la fronda si è data una struttura a tutti gli effetti, a partire dal Comitato del Nord, vera e propria corrente (bossiana) coordinata da Paolo Grimoldi e Angelo Ciocca. Un’area interna che va ad aggiungersi ai nuclei di dissenso sempre più espliciti, giustappunto, presenti nel Nordest della originaria Liga Veneta, che hanno come primario (...).
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Massimiliano Panarari

