Attualità

«Senza le risorse sarà una pia illusione»

Autonomia differenziata. Intervista a Giovanni Biondi (Italia Viva): ««Lombardia? Presunzione di superiorità a parole, ma i fatti...»

Giovanni Biondi, responsabile provinciale di Italia viva, ha più di un dubbio sulla rapida approvazione della legge sull’Autonomia differenziata. Mentre non cambia idea sul progetto del Premierato anche se la proposta viene dalla maggioranza di Centrodestra.
Il 29 aprile il disegno di legge approderà alla Camera. In gennaio era già stato approvato dal Senato. Si aspetta un ok tranquillo o la Lega dovrà temere qualcosa dai suoi alleati?
«Se non ricordo male la proposta di Autonomia differenziata risale al 2001 - risponde Biondi - Piu di 20 anni passati invano, a fare propaganda nei momenti più convenienti e nessun risultato concreto per il Nord del Paese...d’altro canto le critiche pesanti di Bossi a Salvini proprio in questi giorni confermano la strumentalità di questo dibattito. Il 29 aprile andranno in aula per prendere una decisione definitiva? Azzardo un pronostico: penso proprio di no; rinvieranno anche questa volta, trovando la scusa più sostenibile. Perché sono divisi, ci sono le elezioni Europee che incombono e sanno benissimo che avrebbero pesanti ripercussioni elettorali in più della metà del Paese, mentre l’altra metà, che sta al Nord, è stufa di slogan triti e ritriti e vorrebbe maggior chiarezza».
La legge sull’Autonomia non prevede un esborso maggiore: per questo capitolo il governo stanzia tot, se la Regione vuole prenderlo in carico il budget resta quello. Ma sappiamo che sarà inevitabile una richiesta di ulteriore finanziamento, vista la discussione che c’è già sui Livelli essenziali di prestazione. Nella nostra situazione di deficit in crescita, possiamo permettercelo?
«In effetti qui “casca l’asino” perché vorremmo tutti maggiore autonomia, ma se non metti lo straccio di un euro che riforma è? Di fatto, non aiuti concretamente imprese e cittadini del nord, che avrebbero bisogno di ulteriori risorse per nuovi investimenti mentre aumenti il divario con la parte meno sviluppata del Paese, che (...)».
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Paolo Carini
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