Attualità

Storia del “Prufesur”, vate del Federalismo

Alle origini dell'Autonomia. Gianfranco Miglio, docente e senatore leghista: dall’idillio con Bossi, allo strappo, al riavvicinamento finale

Per qualcuno è stato la vera anima della Lega, per qualcun altro la sua stampella accademica, per altri ancora il suo ideologo: il professor Gianfranco Miglio (1918-2001) è stato, di fatto, il massimo esponente della svolta federalista in Italia. Grande studioso, intraprese percorsi inesplorati e per molti versi audaci, radicati nel passato ma aperti anche al futuro, rendendolo ad un tempo scomodo ed ammirato.
Originario di Como, dove sempre visse, fu costituzionalista e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ove ricoprì anche l’incarico di preside della facoltà di Scienze Politiche dal 1959 al 1988, quando fu collocato fuori ruolo per raggiunti limiti di età. È stato eletto senatore nella XI, XII e XIII legislatura, in pratica dal 1992 al 2001.
Già nel suo saggio “Le contraddizioni dello Stato unitario” del 1969, Miglio evidenziò i guai e l’inefficienza causati dall’accentramento amministrativo, ricorrendo ad una similitudine: a suo avviso, estendere le leggi piemontesi all’Italia unita fu come «far indossare ad un gigante il vestito di un nano», ciò che causò e mantenne per decenni profonde divisioni all’interno del Paese.
Fu però negli anni Ottanta che il professor Miglio decise di occuparsi esplicitamente di riforme istituzionali. Dopo il crollo del muro di Berlino, ritenne che il conseguente trionfo dell’economia di mercato sull’utopia statalista potesse suscitare una sfiducia generalizzata verso la burocrazia pubblica, assolutamente inadeguata ai nuovi standard di vita, aprendo le porte a nuove soluzioni federaliste.
Varie le esperienze politiche compiute: dopo una prima adesione alla Democrazia Cristiana in età giovanile, prima come iscritto poi come indipendente tra il 1943 ed il 1968, nel 1945 fondò con altri docenti dell’Università Cattolica il movimento federalista «Il Cisalpino», ispirato alle idee di Carlo Cattaneo, (...).
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Mauro Faverzani
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