L'intervista - Carlo Cottarelli a tutto campo sull’Europa, lo scenario internazionale, l’Italia e i giovani. «D’accordo con i dazi. Ma siamo disposti a pagare di più i prodotti?». Il 29 novembre l'economista cremonese ospite dell'Anguissola nell'ambito del progetto PESES
Dal presente e dal futuro dell’Europa, allo scenario internazionale, condizionato dalle relazioni fra Usa e Cina, dalla manovra di bilancio, all’ennesimo caso di omicidio di una giovane donna, per concludere con l’educazione e con la tappa cremonese del programma “PESES”. Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, Carlo Cottarelli si sofferma sui principali fatti di attualità.
Dottor Cottarelli, Italia e Germania hanno siglato un’intesa che consolida e innalza il livello di cooperazione fra i due Stati in tutti i principali settori sensibili, dall’industria all’energia, dalla difesa alla politica comune. Crede che questo tipo di accordi possano contribuire al rafforzamento dell’Europa?
«Si tratta di intese molto formali. Ne abbiamo siglato uno analogo con la Francia, ma non mi sembra che, ad oggi, abbia portato molto. A mio giudizio, il rafforzamento dell’Europa passa da una cessione di sovranità da parte dei singoli Stati in favore delle Istituzioni europee. Quella è la sostanza, anche se va bene che un gruppo più piccolo di Paesi condividano un percorso comune o cerchino di trovare dei terreni di confronto ed è vero che vi debba essere una leadership da parte dei Paesi più grandi. Ma per fare l’Europa è necessaria la decisione di lasciare agli organi europei certe decisioni che oggi sono appannaggio degli Stati nazionali. Certo, è chiaro che per prendere delle decisioni in comune è anche necessario avere buone relazioni...
«Si tratta di intese molto formali. Ne abbiamo siglato uno analogo con la Francia, ma non mi sembra che, ad oggi, abbia portato molto. A mio giudizio, il rafforzamento dell’Europa passa da una cessione di sovranità da parte dei singoli Stati in favore delle Istituzioni europee. Quella è la sostanza, anche se va bene che un gruppo più piccolo di Paesi condividano un percorso comune o cerchino di trovare dei terreni di confronto ed è vero che vi debba essere una leadership da parte dei Paesi più grandi. Ma per fare l’Europa è necessaria la decisione di lasciare agli organi europei certe decisioni che oggi sono appannaggio degli Stati nazionali. Certo, è chiaro che per prendere delle decisioni in comune è anche necessario avere buone relazioni...
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