Filippo Mondini, di Pro Cremona, spiega potenzialità e limiti della realtà virtuale
«Noi ci occupiamo di realtà virtuale, di realtà aumentata, di mix reality dal 2015. Mi sono accorto che tutto questo parlare del Metaverso sta incuriosendo aziende che, prima, non avevano avuto esperienze di queste tecnologie. Per sperimentarle, però, devono essere accompagnate per mano». Filippo Mondini, 28 anni, founder di Pro Cremona, sta cercando di incanalare questo interesse per il Metaverso. Per la nostra città è stato il primo sperimentatore di realtà aumentata – sullo scavo archeologico di piazza Marconi e sulla vita di Stradivari – e l’Università Cattolica gli ha affidato un corso di 8 ore nel corso di Ingegneria digitale.
Spiega: «Siamo in una fase in cui sappiamo che ci sono diversi Metaversi e c’è la necessità di averne uno solo che diventi un Metaverso nel quale tutti si riconoscono e abbiano facilità di accesso. Ma quello che sta banalmente accadendo con le richieste che ci arrivano dalle nostre aziende, è una richiesta di informazioni perché sono incuriositi, ma non hanno bene la percezione di cosa significhi e cosa comporti per un’azienda entrare nel Metaverso. La fase che stiamo vivendo in questo momento è di grande interesse e di grande curiosità. Quello che noi dobbiamo fare, da parte nostra, è sensibilizzare e fare cultura su questi temi».
Spiega: «Siamo in una fase in cui sappiamo che ci sono diversi Metaversi e c’è la necessità di averne uno solo che diventi un Metaverso nel quale tutti si riconoscono e abbiano facilità di accesso. Ma quello che sta banalmente accadendo con le richieste che ci arrivano dalle nostre aziende, è una richiesta di informazioni perché sono incuriositi, ma non hanno bene la percezione di cosa significhi e cosa comporti per un’azienda entrare nel Metaverso. La fase che stiamo vivendo in questo momento è di grande interesse e di grande curiosità. Quello che noi dobbiamo fare, da parte nostra, è sensibilizzare e fare cultura su questi temi».
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Paolo Carini

