Intervista a Giuseppe Dasti, coordinatore del progetto Comunità Energetiche Rinnovabili della Diocesi di Cremona
Quattro progetti pilota e altri sei, forse sette, che muoveranno i primi passi nel 2023. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) non sono più un auspicio, né solo un sogno nel cassetto. Oggi, sul nostro territorio, si contano iniziative ben avviate, seppur non ultimate, che però già rappresentano un modello di riferimento per contesti territoriali molto più estesi e potenzialmente più significativi dal punto di vista della produzione di energia rinnovabile. Il motore di tutto è stata – ed è – la Diocesi di Cremona, che a febbraio scorso, attraverso la Commissione per la pastorale sociale e del lavoro, aveva raccolto con solerzia l’invito rivolto a tutte le diocesi italiane durante la 49esima Settimana sociale dei Cattolici, tenutasi a Taranto: «Costituire Comunità Energetiche Rinnovabili sul territorio è un segno concreto della conversione personale e sociale che Papa Francesco ha proposto nell’Enciclica ‘Laudato sì’». Da allora a oggi, una commissione tecnica ha studiato e gettato le basi per valutare gli scenari praticabili, affiancando poi i soggetti promotori dei quattro progetti pilota nei Comuni di Soresina, Sospiro, Piadena Drizzona e Gussola. Giuseppe Dasti, ingegnere e responsabile del desk Energia di banca Intesa Sanpaolo, guida questa Commissione tecnica. Proprio nella sua veste di coordinatore del progetto della Diocesi di Cremona sulle CER ci ha concesso questa intervista. (...)
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Cristiano Guarneri

