Intervista esclusiva - L'ex comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia, analizza i rischi di una escalation dopo sette mesi di guerra
La mobilitazione di 300mila riservisti, la decine di migliaia di cittadini russi in fuga per sfuggire alla chiamata alle armi, l’esito scontato dei referendum nel Donbass e l’imminente annessione di quei territori da parte della Federazione Russa, la minaccia di impiego di armi nucleari da parte del Cremlino, il probabile sabotaggio dei gasdotti che alimentano l’Europa. Il conflitto fra Russia e Ucraina, in corso ormai da sette mesi, diventa ogni giorno più grave e più esteso, con implicazioni a livello militare, ma anche economico e sociale, di portata immane. Tutto il mondo è col fiato sospeso, in attesa di capire che tipo di conseguenze potrà avere l’ultima mossa del Presidente Putin, certamente in difficoltà sul terreno, ma tutt’altro che intenzionato ad arretrare e anzi propenso a innalzare sempre più il livello dello confronto. Per cercare di valutare i possibili scenari, per approfondire l’entità delle minacce cui siamo sottoposti, ma anche per capire che cosa potrebbe accadere in caso di impiego di armi nucleare da parte di Mosca e che tipo di reazione un evento così grave potrebbe scatenare da parte dell’Occidente, abbiamo intervistato il Generale di Corpo d’Armata, Giorgio Battisti, già comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia, per analizzare più da vicino che cosa ci possiamo aspettare e quali strumenti avremmo a disposizione per contrastare un’eventuale aggressione...
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