Massimiliano Panarari a tutto campo sul dibattito interno alla Politica e sui possibili scenari

Dopo le amministrative, molta è la confusione sotto il cielo. Ma la situazione per i cittadini italiani – a dispetto della celebre massima maoista – non è affatto eccellente, perché la classe politica dei partiti (con poche eccezioni) si è fatta prendere dalla consueta frenesia elettoralistica. E, in parte, anche da una specie di cupio dissolvi, come mostrano le vicende interne del Movimento 5 Stelle e l’avvitamento del Parlamento intorno al decreto Aiuti, a proposito del quale alcune geremiadi (in genere di matrice populista) intorno al sedicente «esautoramento» delle assemblee elettive, a cui non verrebbe “concessa” la possibilità di discutere, mostrano tutta la loro stucchevolezza (e strumentalità).
Una delle istantanee più vivide – e simboliche – di queste ultime elezioni locali coincide con la vittoria dell’ex campione sportivo Damiano Tommasi a Verona. Una delle città più di destra-destra d’Italia è passata al centrosinistra, complici l’astensionismo di molti elettori e la scelta azzeccata del candidato civico contrapposto all’uscente Federico Sboarina, insieme a una campagna elettorale innovativa da parte del Pd e degli alleati. Ma anche – e in maniera marcata – le divisioni (anzi, la vera e propria rissa) in seno al destracentro, che continua a distinguersi per autolesionismo, a dispetto delle dichiarazioni assai poco persuasive dei suoi litigiosi leader (e i primi a non esserne convinti, naturalmente, sono loro stessi). Al punto da rimettere in discussione qualunque cosa: da ultimo, anche quel vertice – invocato da Giorgia Meloni, formalmente condiviso da Matteo Salvini, e non ancora convocato da Silvio Berlusconi – che dovrebbe cercare di ricomporre i cocci di un’alleanza dove imperversa il “tutti contro tutti”. Ma il presidente di Forza Italia non procede alla chiamata dei partner, evidentemente perché i nodi sono profondi, e una photo-opportunity per dire che «va tutto bene, madama la marchesa» non costituisce una soluzione adeguata al problema di insofferenza reciproca che scuote il destracentro...
Una delle istantanee più vivide – e simboliche – di queste ultime elezioni locali coincide con la vittoria dell’ex campione sportivo Damiano Tommasi a Verona. Una delle città più di destra-destra d’Italia è passata al centrosinistra, complici l’astensionismo di molti elettori e la scelta azzeccata del candidato civico contrapposto all’uscente Federico Sboarina, insieme a una campagna elettorale innovativa da parte del Pd e degli alleati. Ma anche – e in maniera marcata – le divisioni (anzi, la vera e propria rissa) in seno al destracentro, che continua a distinguersi per autolesionismo, a dispetto delle dichiarazioni assai poco persuasive dei suoi litigiosi leader (e i primi a non esserne convinti, naturalmente, sono loro stessi). Al punto da rimettere in discussione qualunque cosa: da ultimo, anche quel vertice – invocato da Giorgia Meloni, formalmente condiviso da Matteo Salvini, e non ancora convocato da Silvio Berlusconi – che dovrebbe cercare di ricomporre i cocci di un’alleanza dove imperversa il “tutti contro tutti”. Ma il presidente di Forza Italia non procede alla chiamata dei partner, evidentemente perché i nodi sono profondi, e una photo-opportunity per dire che «va tutto bene, madama la marchesa» non costituisce una soluzione adeguata al problema di insofferenza reciproca che scuote il destracentro...
Massimiliano Panarari
Professore associato di Sociologia della comunicazione
Università Mercatorum di Roma e docente
di Marketing politico alla Luiss School of Government
Professore associato di Sociologia della comunicazione
Università Mercatorum di Roma e docente
di Marketing politico alla Luiss School of Government
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