L'intervista - L'economista cremonese fra guerra, pandemia, politica interna e Cremonese in A: «Per poter discutere, bisogna fermare tutto»
Tre mesi di conflitto, migliaia di vittime fra civili e militari, un Paese devastato che dovrà essere ricostruito da capo e un nuovo ordine mondiale tutto da decifrare. La guerra fra Russia e Ucraina rischia di avere (è già così) conseguenze di lunga portata a livello politico, militare, sociale ed economico. Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, Carlo Cottarelli analizza la strategia seguita sin qui, ravvisando la necessità di un cambio di passo: «Sarei più esplicito nel dire “fermiamo tutto”. Fermiamo ogni iniziativa, l’ipotesi di nuove sanzioni, fermiamo anche la possibilità di nuovi ingressi nella Nato, in questo momento. Allo stesso tempo, però, si smetta di combattere. Si ferma tutto e poi si discute». A giudizio dell’economista cremonese, le conseguenze di questa crisi internazionale saranno di lunga durata perchè, «per un periodo di tempo oggi difficilmente quantificabile, fra Europa, Occidente e Russia non ci sarà un buon rapporto». Cottarelli si dice, invece, meno preoccupato delle conseguenze a livello alimentare perchè, «per quanto concerne la minore disponibilità di cereali, vi sono altre parti del mondo dove vi è abbondanza di questi prodotti. Alla fine, il problema principale sarà di prezzo e su questo fronte sarà necessario dare un sostegno per attutire l’impatto sulle popolazioni che dipendono dal frumento». Sul fronte del Governo, Cottarelli critica il clima preelettorale in cui si stanno già muovendo i partiti, ma crede che Draghi andrà avanti fino alla fine della legislatura. L’intervista si conclude con un ringraziamento al Cavaliere Giovanni Arvedi «per quello che ha fatto per la Cremonese, perché è chiaro che c’è stato un impegno molto forte da parte sua». Ma, adesso, la città deve essere capace di sfruttare l’occasione, innanzitutto, andando di più allo stadio e poi impegnandosi nel migliorare i collegamenti...
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