Intervista a don Pier Codazzi, direttore Caritas Diocesana
La Diocesi di Cremona ha saputo rispondere fin qui in modo più che buono ai primi arrivi dall’Ucraina. A confermarlo è don Pier Codazzi, direttore di Caritas Cremona.
«Dopo l’appello del vescovo Antonio alle comunità per una accoglienza diffusa - spiega don Pier - abbiamo riscontrato una straordinaria generosità di tante persone e comunità che si sta manifestando in molti modi, in particolare attraverso la segnalazione alla nostra Caritas Cremonese di alloggi messi a disposizione per l’accoglienza. In una prima fase gli inserimenti dei profughi ucraini stanno avvenendo presso strutture parrocchiali e negli alloggi autonomi resi disponibili da privati cittadini, sempre all’interno di una condivisione con le parrocchie di riferimento. Si riserverà ad una seconda fase l’eventuale accoglienza di profughi nelle famiglie, che generosamente hanno messo a disposizione parte delle proprie abitazioni. Tutto dipenderà dai flussi che potrebbero arrivare o meno, secondo l’evolversi della situazione».
«Ad oggi, infatti, in diocesi sono state accolte nelle nostre comunità oltre un centinaio di persone - continua don Codazzi - ma la disponibilità al momento è ancora per altrettanti spazi abitativi, già arredati e pronti per essere utilizzati. Parecchie altre persone hanno trovato una collocazione grazie a una rete di parenti o di amici già presenti sul territorio....
«Dopo l’appello del vescovo Antonio alle comunità per una accoglienza diffusa - spiega don Pier - abbiamo riscontrato una straordinaria generosità di tante persone e comunità che si sta manifestando in molti modi, in particolare attraverso la segnalazione alla nostra Caritas Cremonese di alloggi messi a disposizione per l’accoglienza. In una prima fase gli inserimenti dei profughi ucraini stanno avvenendo presso strutture parrocchiali e negli alloggi autonomi resi disponibili da privati cittadini, sempre all’interno di una condivisione con le parrocchie di riferimento. Si riserverà ad una seconda fase l’eventuale accoglienza di profughi nelle famiglie, che generosamente hanno messo a disposizione parte delle proprie abitazioni. Tutto dipenderà dai flussi che potrebbero arrivare o meno, secondo l’evolversi della situazione».
«Ad oggi, infatti, in diocesi sono state accolte nelle nostre comunità oltre un centinaio di persone - continua don Codazzi - ma la disponibilità al momento è ancora per altrettanti spazi abitativi, già arredati e pronti per essere utilizzati. Parecchie altre persone hanno trovato una collocazione grazie a una rete di parenti o di amici già presenti sul territorio....
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Luca Muchetti

