Attualità

Verso il nucleare “pulito” per abbattere le emissioni

Francesco Frigerio (fisico): la ricerca punta su mini-reattori e fusione a confinamento magnetico

Al di là di investimenti e obiettivi, lo sviluppo di un “nuovo” nucleare è prima di tutto questione di responsabilità e competenze, da riconvertire e non disperdere. Lo afferma Francesco Frigerio, esperto di radioprotezione del Centro Ricerche Ambientali ICS Maugeri di Pavia. Laureato in fisica nel 1992 – cinque anni dopo il referendum abrogativo sulla localizzazione delle centrali atomiche in Italia – decide d’intraprendere proprio l’indirizzo di studi sul nucleare applicativo. Oggi si occupa di fisica ambientale, e ci aiuta a fare il punto sul cosiddetto nucleare di “nuova generazione”, tra limiti e opportunità da cogliere, per affrontare una tra le sfide ambientali più consistenti di sempre.
Dottor Frigerio, parliamo del nucleare “pulito”: di cosa si tratta?
«“Pulito” è un termine fuorviante. Al di là degli aspetti propagandistici, ci sono due problemi sostanziali nello sviluppo di questa soluzione: il costo iniziale, molto elevato in proporzione a quello del combustibile, e la possibilità di controllare e spegnere l’impianto in emergenza. Per il primo punto, se per realizzare una centrale nucleare l’investimento è concentrato al momento della costruzione, la conseguenza è che ci costa uguale, che produca o meno. L’altro problema non riguarda tanto il nucleare in sé ma come l’abbiamo fatto: ogni reattore ha una potenza di almeno un gigawatt (GW), che sono mille megawatt (MW). La centrale di Tavazzano, per fare un confronto, ha un gruppo da 760 MW e uno da 380.
Per questo, spegnere una centrale nucleare è un processo costoso....
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Lidia Gallanti
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