Daniel Kraus, Public Affairs senior advisor per il Gruppo Arvedi, analizza i possibili scenari del dopo Trump: «La rimozione dei dazi non sarà immediata e in cambio gli Usa potrebbero chiedere delle compensazioni». Buzzella: «L’eredità di Trump dovrà essere gestita». Fusar Poli: «Una nuova ventata di democrazia». Massimiliano Salini: «La guerra dei dazi è un vicolo cieco».

Nel 2016, all’insegna dello slogan “America first”, Donald Trump aveva vinto le elezioni americane contro tutte le previsioni dei sondaggisti. Da allora era iniziata, da parte dell’amministrazione statunitense, una politica commerciale molto aggressiva, prima nei confronti della Cina e dopo anche dell’Europa, per salvaguardare le imprese a stelle e strisce, con l’imposizione di dazi molto pesanti sui prodotti agroalimentari, così come sull’acciaio e sull’alluminio. Quattro anni dopo, il tycoon si è dovuto arrendere a Joe Biden, Presidente eletto a seguito dell’esito delle elezioni del 3 novembre scorso. In attesa della proclamazione ufficiale del vincitore, prevista il 14 dicembre con la riunione del Collegio Elettorale (dopo la certificazioni dei singoli stati chiamati a ufficializzare i voti di ogni candidato), abbiamo provato a immaginare cosa potrebbe cambiare, per le imprese cremonesi, italiane ed europee, con l’insediamento del 46° Presidente degli Stati Uniti. Lo abbiamo fatto interpellando alcuni personaggi di rilievo del mondo dell’economia: Daniel Kraus, per molti anni Vicedirettore generale di Confindustria e oggi Public Affairs senior advisor per il Gruppo Arvedi, Francesco Buzzella, Presidente dell’Associazione Industriali di Cremona, Tiziano Fusar Poli, e Massimiliano Salini, eurodeputato FI-PPE...
Alessandro Rossi, Mauro Faverzani e Emilio Croci
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