L'intervista - Anna Maria Bini riflette sulla sanità del territorio alla prova dell’emergenza: «Il senso di impotenza di fronte a un nemico sconosciuto è stato tanto»

Co.Me.Te, Cooperativa Medici del Territorio, è nato nel 2002 dalla volontà di dieci Medici di Famiglia, operanti nel Distretto Socio Sanitario di Casalmaggiore, di aggregare, sotto un’unica forma giuridica, i due gruppi di medici già presenti nel territorio: quello di Casalmaggiore e quello di Piadena. Ha svolto un ruolo chiave anche durante la recente pandemia. Ne parliamo con la Dottoressa Anna Maria Bini di Casalmaggiore.
Dottoressa, non possiamo esimerci dal domandarle la sua esperienza durante il Covid-19.
Definire l’epidemia da Covid-19 con una sola parola non è facile. Credo che tsunami sia il termine che meglio si addice. L’impressione è questa: siamo stati travolti da un’immensa ondata – metaforica e non – e allo stesso tempo ci si doveva difendere con le sole mani. Riporto alcune situazioni, viste attraverso il mio ambulatorio - medicina generale e pediatria - e le testimonianze di Co.me.te di Casalmaggiore. Abbiamo subito attuato manovre per evitare affollamenti in studio istituendo un triage (ancora operante), organizzato per misurare la temperatura corporea dei nuovi pazienti. In presenza di 37.3 gradi o sintomi respiratori il malato viene invitato a ritornare a casa e telefonare in ambulatorio per consultarsi con il proprio medico. In piena crisi sanitaria l’ambulatorio si è reinventato: ognuno di noi ha fatto la propria parte...
Definire l’epidemia da Covid-19 con una sola parola non è facile. Credo che tsunami sia il termine che meglio si addice. L’impressione è questa: siamo stati travolti da un’immensa ondata – metaforica e non – e allo stesso tempo ci si doveva difendere con le sole mani. Riporto alcune situazioni, viste attraverso il mio ambulatorio - medicina generale e pediatria - e le testimonianze di Co.me.te di Casalmaggiore. Abbiamo subito attuato manovre per evitare affollamenti in studio istituendo un triage (ancora operante), organizzato per misurare la temperatura corporea dei nuovi pazienti. In presenza di 37.3 gradi o sintomi respiratori il malato viene invitato a ritornare a casa e telefonare in ambulatorio per consultarsi con il proprio medico. In piena crisi sanitaria l’ambulatorio si è reinventato: ognuno di noi ha fatto la propria parte...
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