L'intervista - L'ex Presidente del Consiglio oggi decano della Scuola di Affari Internazionali di Parigi sostiene la necessità di un'Europa più coesa come unica strada per superare una crisi spaventosa. Quanto all'Italia...
«Rialzarsi non sarà semplice, ma rimango ottimista». Dalla sua abitazione romana, Enrico Letta traccia confini e prospettive della situazione europea in uno dei momenti più complessi della storia comunitaria. L’ex presidente del Consiglio, oggi decano della Scuola di Affari Internazionali di Parigi, sostiene la necessità di una fattiva coesione – europea e nazionale – indispensabile per fronteggiare le criticità emerse a vari livelli. La riflessione parte dalla gestione dell’emergenza Covid e si estende alle ricadute nazionali per i Paesi membri, in cui emerge una netta riacutizzazione dell’antieuropeismo, che mai come ora costituisce una delle principali minacce all’unità europea, sospesa su equilibri delicati.
Lo scorso 6 maggio, la Commissione europea - che in tempi brevi dovrebbe esprimersi anche sull’attuazione del Recovery Fund – ha reso note le previsioni economiche relative all’anno 2020. Secondo le stime, il Pil dell’Eurozona subirà un crollo pari al 7,7 per cento; il dato peggiore riguarda la Grecia e l’Italia, entrambe oltre il 9 per cento.
«Le previsioni sono inquietanti – osserva Letta – ma abbastanza realistiche. Due mesi di lockdown e questa fase di lenta riapertura avranno un costo spaventoso ma oggettivo, che pagheremo...
Lo scorso 6 maggio, la Commissione europea - che in tempi brevi dovrebbe esprimersi anche sull’attuazione del Recovery Fund – ha reso note le previsioni economiche relative all’anno 2020. Secondo le stime, il Pil dell’Eurozona subirà un crollo pari al 7,7 per cento; il dato peggiore riguarda la Grecia e l’Italia, entrambe oltre il 9 per cento.
«Le previsioni sono inquietanti – osserva Letta – ma abbastanza realistiche. Due mesi di lockdown e questa fase di lenta riapertura avranno un costo spaventoso ma oggettivo, che pagheremo...
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Lidia Gallanti

