Attualità

L'agricoltura si fa sociale

Italia pioniera in Europa con una normativa ad hoc. Le cooperative sono il modello organizzativo più utilizzato. A Cremona niente fattorie, ma ampio spazio agli orti col progetto “Il grande nel piccolo”

Il nostro Paese è tra i primi in Europa si è dotato di una legge sull‘agricoltura sociale (AS). La legge 18 agosto 2015 n. 141 ha di fatto rappresentato una novità normativa perché ha regolato una parte dell’attività agricola dalla forte valenza sociale, fino ad allora ignorata dal legislatore. Ha poi costituito il framework legislativo, all´interno del quale anche i legislatori regionali si sono adattati e riferiti nella regolamentazione a livello più locale.
Secondo il suo dettato, l’agricoltura sociale consiste in quattro tipi di attività specifiche.
Primo, include attività volte all’inserimento socio-lavorativo di lavoratori a bassa contrattualità in ambito agricolo perché affetti da disabilità o lavoratori svantaggiati. Secondo, prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell’AS per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana. Terzo, prestazioni e servizi di affiancamento a supporto di terapie medico-riabilitative, anche attraverso l´ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante. Quarto, progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità e alla diffusione e conoscenza del territorio.
Includendo tutte queste attività, l’AS integra in vario modo le prestazioni strettamente agricole, come la coltivazione o l’allevamento, con iniziative a carattere socio-sanitario, educativo, formativo, di inserimento lavorativo, ricreativo dirette soprattutto a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione...
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* Ricercatrice presso l’EURAC Research Centre
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