L'intervista - Marco Bencivenga, direttore de La Provincia, a tutto campo sul futuro dell’informazione: «Il volto del giornale sono i suoi giornalisti e i collaboratori, il patrimonio più prezioso»
Dal 17 febbraio scorso Marco Bencivenga, 55 anni, è il nuovo direttore responsabile de La Provincia di Cremona. Succede a Vittoriano Zanolli, per quasi 11 anni al timone del quotidiano di Via delle Industrie. Professionalmente, Bencivenga è nato e cresciuto a Bresciaogg, dove ha iniziato come collaboratore nel 1982 e dove è rimasto per 36 anni fino a raggiungere il grado di caporedattore centrale. Da poco più di due mesi l’inizio della nuova sfida sotto il Torrazzo. In questa intervista il giornalista si racconta, riflettendo sul ruolo dell’informazione e dei media nella società e sul futuro della carta stampata e dell’editoria.
Come ha cominciato?
Non sono figlio d’arte: mio papà era maresciallo dell’Aeronautica, mia mamma lavorava in casa come magliaia. Quando ero ragazzo mi sarebbe piaciuto diventare chef o entrare nei vigili del fuoco. Invece, a scuola videro delle attitudini diverse e così mi sono iscritto al liceo. Fu a quel punto che uno dei miei professori, Francesco Camastra, mi avviò alla professione. Allora avevo solo 17 anni e i due quotidiani locali, il Giornale di Brescia e Bresciaoggi, stavano cercando un corrispondente da Ghedi. Mi proposi a entrambi: il Giornale di Brescia scelse un professore e così il mio percorso iniziò con Bresciaoggi. Lì ho fatto tutta la trafila, iniziando come collaboratore, fino a diventare caporedattore centrale. Nel mezzo, tanta gavetta e tanta esperienza battendo i paesi della provincia, nello sport, che ho seguito ininterrottamente dal 1988 al 2005, divenendo anche responsabile della redazione sportiva, e nella cronaca, dove sono tornato negli ultimi anni e dove sono rimasto fino alla fine della mia permanenza a Bresciaggi, un giornale che, come tanti, ha vissuto fasi alterne. Fondato dal Gruppo Lucchini, è poi entrato a far parte del Gruppo Athesis, editore dei quotidiani L’Arena di Verona e Il Giornale di Vicenza...
Non sono figlio d’arte: mio papà era maresciallo dell’Aeronautica, mia mamma lavorava in casa come magliaia. Quando ero ragazzo mi sarebbe piaciuto diventare chef o entrare nei vigili del fuoco. Invece, a scuola videro delle attitudini diverse e così mi sono iscritto al liceo. Fu a quel punto che uno dei miei professori, Francesco Camastra, mi avviò alla professione. Allora avevo solo 17 anni e i due quotidiani locali, il Giornale di Brescia e Bresciaoggi, stavano cercando un corrispondente da Ghedi. Mi proposi a entrambi: il Giornale di Brescia scelse un professore e così il mio percorso iniziò con Bresciaoggi. Lì ho fatto tutta la trafila, iniziando come collaboratore, fino a diventare caporedattore centrale. Nel mezzo, tanta gavetta e tanta esperienza battendo i paesi della provincia, nello sport, che ho seguito ininterrottamente dal 1988 al 2005, divenendo anche responsabile della redazione sportiva, e nella cronaca, dove sono tornato negli ultimi anni e dove sono rimasto fino alla fine della mia permanenza a Bresciaggi, un giornale che, come tanti, ha vissuto fasi alterne. Fondato dal Gruppo Lucchini, è poi entrato a far parte del Gruppo Athesis, editore dei quotidiani L’Arena di Verona e Il Giornale di Vicenza...
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