L'intervista - Fabiana Amadini racconta studi, aspettative e professione a Mondo Padano. La passione nata nell’azienda di famiglia, il diploma al Romani e l’università e Parma e l’approccio con il lavoro: «I pannelli ecologici per isolare le abitazioni sono la nuova frontiera»
È passato circa un secolo ma il caso di Fabiana Amadini, neolaureata a Parma in Ingegneria Civile ed Ambientale, può essere l’occasione per ricordare il caso di Emma Strada, la prima donna ingegnere d’Italia. Nel 1908 Emma aveva ventiquattro anni: si era laureata a pieni voti al Politecnico di Torino, arrivando terza su sessantadue iscritti. Terminati gli studi, entrò nello studio paterno e iniziò subito a lavorare a progetti importanti. Il suo primo lavoro fu la progettazione di una galleria per drenare l’acqua di una miniera, a Ollomont, in Valle d’Aosta; poi fu in Calabria, dove, tra il 1909 e il 1910, progettò la costruzione della ferrovia auto-moto-funicolare di Catanzaro, una “galleria in curva e in pendenza con un tratto sotto l’abitato, che doveva congiungere Catanzaro a Sala su un percorso di 7 chilometri”. L’ingegner Strada non si limitò a essere un’ottima professionista ma si adoperò per abbattere un pregiudizio comune: a quel tempo le donne lavoratrici erano guardate con diffidenza e sarcasmo. Nel 1957 è tra le fondatrici di Aidia, l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto la cui attività, ancora oggi, punta a valorizzare il lavoro delle donne nelle due professioni, sviluppando collaborazioni, eventi e promuovendo il network di conoscenze...
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Stefano Frati



