Latte, grana, salumi, provolone, torrone e cioccolato: sono 355 e danno lavoro a 6.500 addetti, il 23% dell’intera occupazione manifatturiera provinciale, il 12% di tutte le imprese attive sul nostro territorio. Con un fatturato che nel 2011 ha superato i 2,3 miliardi di euro (al secondo posto dopo la metallurgia), l’agroalimentare è indiscutibilmente uno dei pilastri dell’economia provinciale.
Latte, grana, salumi, provolone, torrone e cioccolato: sono 355 e danno lavoro a 6.500 addetti, il 23% dell’intera occupazione manifatturiera provinciale, il 12% di tutte le imprese attive sul nostro territorio. La parte del leone spetta alla produzione di pane e prodotti di pasticceria freschi con 137 aziende, seguita al secondo posto dalla produzione, lavorazione e conservazione di carne (108).
E’ l’agroalimentare, uno dei comparti più importanti per l’economia nazionale e per quella cremonese, da sempre la punta di diamante di un territorio che si trova al centro della food valley, ricchissimo di nomi altisonanti come Latteria Soresina, Sperlari, Zucchi, Auricchio, Consorzio del Pomodoro o Negroni, solo per citarne alcuni, ma anche di aziende di dimensioni contenute, spesso a conduzione familiare, che rappresentano autentiche eccellenze, talora conosciutissime anche all’estero. Con un fatturato che nel 2011 ha superato i 2,3 miliardi di euro (al secondo posto dopo la metallurgia), l’agroalimentare è indiscutibilmente uno dei pilastri dell’economia provinciale. Notoriamente caratterizzato da un andamento anticiclico (e quindi capace di fronteggiare al meglio i colpi della crisi), l’agroalimentare ha risentito anch’esso della congiuntura e dalla ridotta capacità di spesa dei consumatori che è arrivata ad intaccare acquisti e consumi di generi alimentari.
Secondo il rapporto sulle imprese manifatturiere del Cersi, fra il 2007 e il 2011 l’alimentare è stato protagonista di una significativa crescita del fatturato aggregato (+25,5%). Un crescendo che si è arrestato solo nel 2009, soprattutto a causa delle vicissitudini che hanno interessato alcune delle imprese più grandi mentre la generalità delle aziende di piccole e medie dimensioni ha mostrato andamenti stabili o crescenti. Superata la fase acuta della crisi economica, il fatturato del settore alimentare ha ripreso a crescere nel 2010 – trascinato, in particolare, dai risultati di alcune imprese lattiero-casearie e cerealicole e nel 2011. Quest’ultimo anno, tuttavia, si è assistito alla crescente difficoltà di alcune aziende nel settore dolciario e della lavorazione carni, anche in questo caso spesso per il calo del livello dei consumi. Le imprese di micro, piccole e medie dimensioni hanno invece mostrato, durante l’intero quinquennio, capacità di tenuta anche in termini occupazionali.
E’ l’agroalimentare, uno dei comparti più importanti per l’economia nazionale e per quella cremonese, da sempre la punta di diamante di un territorio che si trova al centro della food valley, ricchissimo di nomi altisonanti come Latteria Soresina, Sperlari, Zucchi, Auricchio, Consorzio del Pomodoro o Negroni, solo per citarne alcuni, ma anche di aziende di dimensioni contenute, spesso a conduzione familiare, che rappresentano autentiche eccellenze, talora conosciutissime anche all’estero. Con un fatturato che nel 2011 ha superato i 2,3 miliardi di euro (al secondo posto dopo la metallurgia), l’agroalimentare è indiscutibilmente uno dei pilastri dell’economia provinciale. Notoriamente caratterizzato da un andamento anticiclico (e quindi capace di fronteggiare al meglio i colpi della crisi), l’agroalimentare ha risentito anch’esso della congiuntura e dalla ridotta capacità di spesa dei consumatori che è arrivata ad intaccare acquisti e consumi di generi alimentari.
Secondo il rapporto sulle imprese manifatturiere del Cersi, fra il 2007 e il 2011 l’alimentare è stato protagonista di una significativa crescita del fatturato aggregato (+25,5%). Un crescendo che si è arrestato solo nel 2009, soprattutto a causa delle vicissitudini che hanno interessato alcune delle imprese più grandi mentre la generalità delle aziende di piccole e medie dimensioni ha mostrato andamenti stabili o crescenti. Superata la fase acuta della crisi economica, il fatturato del settore alimentare ha ripreso a crescere nel 2010 – trascinato, in particolare, dai risultati di alcune imprese lattiero-casearie e cerealicole e nel 2011. Quest’ultimo anno, tuttavia, si è assistito alla crescente difficoltà di alcune aziende nel settore dolciario e della lavorazione carni, anche in questo caso spesso per il calo del livello dei consumi. Le imprese di micro, piccole e medie dimensioni hanno invece mostrato, durante l’intero quinquennio, capacità di tenuta anche in termini occupazionali.
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