Egregio Direttore,
ho letto con grande interesse la notizia del progetto di rigenerazione rurale che il Politecnico di Milano intende sviluppare sul Comune di Derovere. Ne condivido sia l’approccio che le finalità. Mi permetta anzi di congratularmi sia con Lei per la giusta enfasi che ha voluto dare a un progetto solo in apparenza “minore”, che con l’amico Sindaco Massimo Suardi e il parroco della comunità locale per averne creato i presupposti.
La valorizzazione dei piccoli borghi sempre più diventa elemento chiave di una strategia che intende tracciare nuove prospettive di sviluppo e proporre nuovi percorsi per quei - tanti - territori purtroppo oggi in condizioni di declino.
Il rischio che vedo crescente (e che deve preoccupare un pò tutti) è l’abbandono di intere aree da parte delle nuove generazioni che, solo nei grandi centri urbani possono trovare soddisfazioni lavorative, stimoli culturali, opportunità di formazione. E’ una nuova forma di emigrazione quella di cui parlo e a cui stiamo assistendo, impotenti e quasi rassegnati...
ho letto con grande interesse la notizia del progetto di rigenerazione rurale che il Politecnico di Milano intende sviluppare sul Comune di Derovere. Ne condivido sia l’approccio che le finalità. Mi permetta anzi di congratularmi sia con Lei per la giusta enfasi che ha voluto dare a un progetto solo in apparenza “minore”, che con l’amico Sindaco Massimo Suardi e il parroco della comunità locale per averne creato i presupposti.
La valorizzazione dei piccoli borghi sempre più diventa elemento chiave di una strategia che intende tracciare nuove prospettive di sviluppo e proporre nuovi percorsi per quei - tanti - territori purtroppo oggi in condizioni di declino.
Il rischio che vedo crescente (e che deve preoccupare un pò tutti) è l’abbandono di intere aree da parte delle nuove generazioni che, solo nei grandi centri urbani possono trovare soddisfazioni lavorative, stimoli culturali, opportunità di formazione. E’ una nuova forma di emigrazione quella di cui parlo e a cui stiamo assistendo, impotenti e quasi rassegnati...
Fabio Araldi
Direttore Gal Terre del Po
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