Intervista a Silvia Bolzoni, ceo di Zeta Service: «Welfare aziendale al massimo. Qui le donne sono l'80%. Il lavoro misurato sui risultati non sull'orario in ufficio»
Lo spartiacque è stato un rimprovero: eccessivo orientamento al cliente. Un colpo di maglio che ha frantumato il muro delle ultime resistenze. «Lì ho deciso. Ho detto: adesso basta, creo un’azienda mia». Silvia Bolzoni lo ha fatto nel 2003, a 42 anni, mollando un impiego sicuro ma che le stava stretto in termini umani: vendere tanto e subito, mettendo il guinzaglio alla sua innata disponibilità verso chiunque, acquirenti compresi. La storia è nota, Bolzoni l’ha già raccontata in occasione di premi e riconoscimenti conferiti alla sua Zeta Service, realtà che si occupa di consulenza del lavoro, payroll, consulenza HR, talent acquisition. Meno noto è il fatto che, all’epoca, il marito Valentino fosse disoccupato da poco e, nonostante i due figli a carico, non abbia tentato nemmeno un istante di dissuadere la moglie dal lanciarsi in un’impresa che, oggi, sta facendo scuola. Vent’anni dopo, Zeta Service conta 400 collaboratori (Bolzoni non ama – e non usa – il termine “dipendenti”) distribuiti in dieci sedi in tutta Italia. Numeri che sono figli di una crescita costante che non pare interrompersi.
Il segreto? Più di uno, e Bolzoni ne rivela due: welfare aziendale spinto al massimo e l’80% del personale formato da donne.
«Le sembrerà eccessivo – dice Silvia – ma mi creda: la figura femminile è per sua natura più portata al “servizio”, all’ascolto, all’empatia, al mettersi nei panni dell’altro, tutti elementi indispensabile nel lavoro che facciamo. Non nego che anche gli uomini vivano queste dimensioni, per carità...». Poi, sorridendo, aggiunge: «Siamo certificati con la parità di genere e abbiamo avuto punteggi lusinghieri, ma qualcosa in meno del previsto: le nostre “quote azzurre” sono troppo poche».
Il segreto? Più di uno, e Bolzoni ne rivela due: welfare aziendale spinto al massimo e l’80% del personale formato da donne.
«Le sembrerà eccessivo – dice Silvia – ma mi creda: la figura femminile è per sua natura più portata al “servizio”, all’ascolto, all’empatia, al mettersi nei panni dell’altro, tutti elementi indispensabile nel lavoro che facciamo. Non nego che anche gli uomini vivano queste dimensioni, per carità...». Poi, sorridendo, aggiunge: «Siamo certificati con la parità di genere e abbiamo avuto punteggi lusinghieri, ma qualcosa in meno del previsto: le nostre “quote azzurre” sono troppo poche».
Trend delle nascite sempre in calo: dicono che si possa invertire, anche, con politiche di welfare aziendale. Voi cosa offrite?
«Mettersi nei panni di chi lavora con te è essenziale. L’ho fatto da subito e ne sono nati servizi e benefit per conciliare vita privata e vita lavorativa. E continuiamo a farlo. Per esempio abbiamo un maggiordomo in ogni sede che ci aiuta nelle attività come lavaggio auto, cambio gomme o fare la spesa. E una flessibilità massima. Non abbiamo un orario di entrata e di uscita. Il lavoro è valutato sul raggiungimento dei risultati non sul tempo di presenza in ufficio».
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«Mettersi nei panni di chi lavora con te è essenziale. L’ho fatto da subito e ne sono nati servizi e benefit per conciliare vita privata e vita lavorativa. E continuiamo a farlo. Per esempio abbiamo un maggiordomo in ogni sede che ci aiuta nelle attività come lavaggio auto, cambio gomme o fare la spesa. E una flessibilità massima. Non abbiamo un orario di entrata e di uscita. Il lavoro è valutato sul raggiungimento dei risultati non sul tempo di presenza in ufficio».
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Cristiano Guarneri

