L'intervista - Jessica Cirtoli racconta l’emergenza Covid-19 e il futuro della professione: «Il flash mob è stata un’iniziativa per chiedere più rispetto per gli infermieri»

«Non vi chiamo eroi, ma siete grandi professionisti di grande cuore. Il Paese, in tutte le sue componenti, ha reagito benissimo e se siamo qui a parlarci in questo modo è perché ci siete stati voi, grandi professionisti con un grande cuore». Le parole di Giuseppe Conte, pronunciate poco più di un mese fa, non si sono ancora riversate in azione concrete, svincolate dall’intervento una tantum. Sul tavolo rimangono ancora nodi irrisolti, motivo per il quale lunedì 15 giugno si è svolto il Flash Mob degli infermieri. Oltre al compenso – la retribuzione degli infermieri italiani è fra le più basse in Europa – i problemi da superare sono molti: si spazia dalle attività intramoenia alle indennità di esclusività fino rispetto per la professione e al riconoscimento effettivo della competenze specialistiche. Ne parliamo con la cremasca Jessica Cirtoli, infermiera, attualmente in forze alla Fondazione Opera Pia Vezzoli di Romanengo.
La professione dell’infermiere, dopo un sussulto di ammirazione entusiastica, è ritornata in un cono d’ombra. Come mai?
È stato, effettivamente, un inaspettato ritorno al passato. Nel periodo di emergenza siamo arrivati con gran clamore alle cronache dei telegiornali, per poi ritornare nella zona grigia dell’anonimato. Durante il flash mob abbiamo chiesto, soprattutto, rispetto: se questo comportamento parte dallo Stato sarà più immediato anche per i cittadini. L’infermiere è stato - e sarà sempre - a fianco del malato, nonostante diventi spesso l’anello debole della catena sanitaria: la rabbia e la frustrazione del malato lo colpiscono più di altre figure. L’emergenza Covid ha illuminato la nostra professione, soprattutto dopo la morte di molti operatori...
È stato, effettivamente, un inaspettato ritorno al passato. Nel periodo di emergenza siamo arrivati con gran clamore alle cronache dei telegiornali, per poi ritornare nella zona grigia dell’anonimato. Durante il flash mob abbiamo chiesto, soprattutto, rispetto: se questo comportamento parte dallo Stato sarà più immediato anche per i cittadini. L’infermiere è stato - e sarà sempre - a fianco del malato, nonostante diventi spesso l’anello debole della catena sanitaria: la rabbia e la frustrazione del malato lo colpiscono più di altre figure. L’emergenza Covid ha illuminato la nostra professione, soprattutto dopo la morte di molti operatori...
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Stefano Frati

