Paolo Motta, Università degli Studi di Brescia, presidente del corso di Laurea in Infermieristica all’Università degli Studi di Brescia, a tutto campo sull'emergenza coronavirus e sulla formazione dei tanti giovani oggi in trincea

«Non siamo eroi, siamo professionisti e persone». Lo ripetono da giorni gli infermieri impegnati nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Cremona, in prima linea contro il Coronavirus. Mai come ora l’attenzione mediatica sottolinea l’importanza del loro contributo quotidiano e costante a fianco dei pazienti ricoverati, rimarcato a livello nazionale con il maxi-piano di assunzioni varato nel decreto Conte del 7 marzo 2020.
Paolo Carlo Motta, professore associato e presidente del corso di Laurea in Infermieristica all’Università degli Studi di Brescia, traccia il quadro della situazione attuale. All’ateneo afferiscono sei sedi dislocate presso le aziende socio-sanitarie territoriali di Brescia, Chiari, Esine, Desenzano, Mantova e Cremona, dove le ore spese in corsia moltiplicano gli sforzi per arginare il contagio e invertire il trend dell’epidemia.
Paolo Carlo Motta, professore associato e presidente del corso di Laurea in Infermieristica all’Università degli Studi di Brescia, traccia il quadro della situazione attuale. All’ateneo afferiscono sei sedi dislocate presso le aziende socio-sanitarie territoriali di Brescia, Chiari, Esine, Desenzano, Mantova e Cremona, dove le ore spese in corsia moltiplicano gli sforzi per arginare il contagio e invertire il trend dell’epidemia.
La scorsa settimana 63 infermieri neolaureati hanno preso servizio in Lombardia.
Le lauree previste nella seconda decade di aprile sono state anticipate di un mese: molti laureandi hanno scelto di discutere la tesi a metà marzo per poter affiancare i colleghi impegnati a gestire l’emergenza Coronavirus. Lavoreranno a fianco degli oltre 64 mila infermieri già attivi nei presidi sanitari della regione, duramente colpita dall’emergenza Covid-19. Un ruolo cruciale tanto in situazioni straordinarie quanto nel quotidiano...
Le lauree previste nella seconda decade di aprile sono state anticipate di un mese: molti laureandi hanno scelto di discutere la tesi a metà marzo per poter affiancare i colleghi impegnati a gestire l’emergenza Coronavirus. Lavoreranno a fianco degli oltre 64 mila infermieri già attivi nei presidi sanitari della regione, duramente colpita dall’emergenza Covid-19. Un ruolo cruciale tanto in situazioni straordinarie quanto nel quotidiano...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDI 2 APRILE, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Lidia Gallanti

