L'intervista - Nadia Poli al timone della Rete Integrata di Continuità Clinico Assistenziale. La professione infermieristica si sviluppa per accompagnare persone e famiglie

Nadia Poli è stata recentemente nominata Direttore della Rete Integrata di Continuità Clinico Assistenziale (struttura complessa per definizione), ambito oggi più che mai d’attualità.
Questo fa sì che a Cremona siano due gli infermieri direttori di struttura complessa (l’altro è il Direttore delle Professioni Sanitarie dell’ASST), un fatto assolutamente non scontato per la professione infermieristica. Poli, in precedenza, è stata anche responsabile della formazione dell’Asst di Cremona, Coordinatore del corso di Laurea di Infermieristica e Direttore delle Professioni Sanitarie dell’Asst di Cremona.
Questo fa sì che a Cremona siano due gli infermieri direttori di struttura complessa (l’altro è il Direttore delle Professioni Sanitarie dell’ASST), un fatto assolutamente non scontato per la professione infermieristica. Poli, in precedenza, è stata anche responsabile della formazione dell’Asst di Cremona, Coordinatore del corso di Laurea di Infermieristica e Direttore delle Professioni Sanitarie dell’Asst di Cremona.
Come ha vissuto questo cambiamento a livello professionale?
«Rappresenta una opportunità professionalmente importante non solo per me ma per la professione in sé; un cambiamento che consente di leggere i bisogni di salute dei cittadini da un altro punto di vista e di continuare a mettere a disposizione l’esperienza maturata in favore del territorio: persone, famiglie, enti/strutture, associazioni. Con l’obiettivo di sviluppare sempre più la rete di continuità clinico-assistenziale tra i diversi contesti di cura (es. ospedale, domicilio…) agendo secondo una logica di continuum che accompagni la persona/famiglia. Auspicabile arricchire il territorio di funzioni e risposte strutturate ai bisogni multidimensionale dei cittadini in una dimensione non solo sanitaria, ma socio-sanitaria»...
«Rappresenta una opportunità professionalmente importante non solo per me ma per la professione in sé; un cambiamento che consente di leggere i bisogni di salute dei cittadini da un altro punto di vista e di continuare a mettere a disposizione l’esperienza maturata in favore del territorio: persone, famiglie, enti/strutture, associazioni. Con l’obiettivo di sviluppare sempre più la rete di continuità clinico-assistenziale tra i diversi contesti di cura (es. ospedale, domicilio…) agendo secondo una logica di continuum che accompagni la persona/famiglia. Auspicabile arricchire il territorio di funzioni e risposte strutturate ai bisogni multidimensionale dei cittadini in una dimensione non solo sanitaria, ma socio-sanitaria»...
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Mauro Taino

