Musica

Lo Stradivari Festival chiude in bellezza applausi per Beethoven, Beriot e Bach

Chiusura in bellezza per lo Stradivari Festival: il pubblico premia  ancora una volta i concerti dell' l'Auditorium Arvedi. Anche per gli ultimi due concerti l'afflusso di ascoltatori sfiora il tutto esaurito. Sabato sera il duo formato dal Mario Brunello e Andrea Lucchesini è protagonista di un affascinante concerto-lezione: le Sonate op.5 per violoncello e pianoforte di Beethoven vengono ricostruite e spiegate in ogni fibra: ritmo, profilo melodico, proporzioni e scrittura della parti snon hanno più segreti per il grande pubblico. Ne scaturisce un profondo dialogo fra i  musicisti, capace di far emergere molte verità sul compositore di Bonn: i temi non sono sempre irresistibili ma la costruzione attorno ad essi sorprende sempre per inventiva; gli forzati e gli accenti sui tempi deboli sono quasi un marchio distintivo dell'autore. La Musica, quella capace di andare oltre le parole, non manca di certo: l'interpretazione del duo cattura il pubblico, il quale mostra di saper apprezzare la filosofia della serata proposta da 'Antiruggine': “ascoltare storie, leggere parole nuove, imparare da chi ha già conosciuto”.
Il matinée di domenica ha offerto il duo violinistico formato da Lena Yokoyama e Anastasiya Petryshak, interpreti di Bériot (primo e terzo dei Duetti Concertanti) e Bach: la celebre Ciaccona è affidata alla russa, la Sonata in Sol minore alla giapponese. Fresche e piacevoli le due pagine di Bériot, perfette per chi, comprensibilmente, non voglia trascorrere le ore mattutine della domenica avvolti da musiche mortifere o elucubrate. Unico neo: una piccola fetta di pubblico a dir poco sopra le righe;  a tratti estremamente maleducato. Si sono sprecate le fotografie con il flash durante l'esecuzioni delle pazientissime musiciste, per non parlare dell'indisciplina riversata in una serie di gesti francamente odiosi: uno fra tutti il lungo scartocciamento di caramelle, vero e proprio stillicidio sonoro per chi siede nei loro pressi. Speriamo che, durante la prossima stagione, questi barbari delle sale da concerto scelgano spettacoli alternativi: il circo, lo stadio o le sagre paesane.
Stefano Frati
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