Che fosse una serata speciale lo si poteva intuire anche dal parcheggio sotterraneo di Piazza Marconi: una pianta, come in un contrappunto bachiano, è posta davanti a ognuno dei possenti pilastri in cemento armato. La severità dell'architettura si fonde con la bellezza del verde. Arrivati davanti al Palazzo dell'Arte balzano subito all'occhio il megaschermo delle numerose file di sedie: regaleranno a tutti il concerto inaugurale dell'Auditorium Arvedi. Ospite della serata è il Festival Strings di Lucerna, formazione cameristica la quale, dopo la Sinfonia per archi in Si minore di Mendelssohn e una ribollente lettura del Preludio da 'Tristano e Isotta', accompagna la bravissima violinista Arabella Steinbacher. La musicista tedesca suona lo Stradivari Booth 1716 concesso dalla Nippon Music Foundation, interpretando due concerti mozartiani: il quarto in Re maggiore, innervato da una cantabilità davvero angelica, e il più vigoroso quinto in La maggiore, opera durante la quale gli accenti ungheresi del Rondò conclusivo spostano il registro emotivo su un tono a tratti dionisiaco. Magnifico il timbro cavato dalla solista: un suono d'argento, con una pulizia e una intonazione rare ad ascoltarsi. Ancora Wolfang Amadeus come bis: il terzo tempo tempo dal concerto in Sol maggiore, brano dedicato all'ingegnere Yasuhisa Toyota. Il mago dell'acustica che ha donato all'Auditorium una sbalorditiva resa fonica.
Stefano Frati

