Cultura & Spettacoli

Festival Monteverdi: buon successo per i Tallis Scholars e L'Aura Rilucente

Graditissimo ritorno dei Tallis Scholars al Festival Monteverdi: una chiesa di San Marcellino quasi al completo tributa all'ensemble vocale inglese consensi più che lusinghieri. Nonostante un programma non propriamente su misura per il grande pubblico (la liturgia del Mattutino nel Sabato Santo) la copiose dosi di Palestrina, il canto gregoriano e le incursioni in Gesualdo catalizzano l'attenzione e la concentrazione del pubblico. La nostra osservazione, dunque, è solo teoria: un risultato simile rappresenta il sogno di ogni musicista. A contrappuntare la purezza immacolata di Palestrina, solcata in parte dai chiaroscuri del madrigalista morto quattro secoli fa, ci sono i Cantori Gregoriani di Fulvio Rampi: puntuali e coesi al pari dei loro colleghi d'Albione. Gli applausi continuati ed insistìti vengono premiati da due fuori programma. In uno di questi il direttore Peter Phillips cede il posto a Rampi, il quale conduce le voci del gruppo con mano altrettanto felice. Uno scambio che ci ricorda – mutatis mutandis – la compresenza a Castel Gandolfo di Bendetto XVI e Francesco I. Non è azzardato pensare che, per festeggiare il quarantesimo anno di attività dei Tallis Scholars, Rampi abbia voluto regalare al fondatore una sessione musicale in qualità di ascoltatore 'puro'.
Un po' meno affluenza di quanto prevedibile per il concerto di domenica mattina nell'Auditorium Arvedi: in quell'occasione la formazione de L'Aura Rilucente (Heriberto Delgado Gutiérrez e Sara Bagnati ai violini, Silvia Serrano Monesterolo al violoncello, Maximilian Ehrhardt all'­arpa, Luca Oberti al clavicembalo e all'organo positivo) si è esibito in una silloge di Sonate da Camera e da Chiesa: protagonista principale è Arcangelo Corelli (celebrato nel tricentenario dalla morte), nonché Albinoni, Caldara ed Haendel. Molto buona la prova del gruppo ospite per la prima volta al Festival. Le qualità del quintetto si notano anche nell'ambito di una acustica generosa e precisa quale è quella del neonato auditorium. L'unica mancanza, a nostro avviso, si manifesta nella poca caratterizzazione dei brani. Se si fossero scambiati i nome degli autori dubitiamo che ci si potesse accorgere di alcunché. Molto coinvolgenti, interessanti e ricche di spunti le note dei sala firmate di Gabriele Sfarra.
Stefano Frati
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