Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro violino di Roberto Codazzi
La musica è spesso considerata solo un momento di arte e intrattenimento, in realtà sa raccontare il passato e le vicende dell’umanità al pari di storia e filosofia, talvolta anche con la lucidità e la perizia di un cronista, persino con capacità critica e con l’attitudine di lanciare un monito ai posteri affinché non commettano gli stessi errori dei predecessori. E’ il caso delle guerre, per esempio, tema ancora oggi tragicamente di attualità. Anche se costituiti di note e pentagrammi, di melodie e armonie, i capolavori della musica raccontano le grandi vicende belliche del passato, in modo più o meno esplicito, basta ascoltarli con attenzione, non limitandosi alla superficie. Prendiamo per esempio la straordinaria Missa solemnis di Beethoven, dove nell’Agnus Dei, in particolare sulle parole “Dona nobis pacem” il genio di Bonn attraverso sinistri squilli di trombe e rulli di timpani fa sentire l’angoscioso rumore delle guerre napoleoniche che in quegli anni stavano devastando il continente, una invocazione a Dio di perdonare l’umanità per l’irriducibile propensione a combattersi gli uni con gli altri. Lo stesso discorso vale per le pandemie che nel corso dei secoli hanno flagellato l’umanità, dalle varie pestilenze al recente Covid, e che l’arte non ha mai mancato di rappresentare. Anche le alluvioni - per pensare alla disgrazia accaduta nei giorni scorsi in Emilia Romagna - trovano spazio nelle opere musicali. Pensiamo ad esempio al rutilante finale dell’Estate de Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, uno “sferragliare” di archi e cembalo che raccontano di una tempesta...
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Roberto Codazzi

