Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro violino di Roberto Codazzi
In modo più o meno evidente l’Italia, pur avendo inventato l’arte dei suoni, ha sempre dimostrato un certo provincialismo in fatto di musica e il festival di Sanremo è stato nel corso dei decenni il palcoscenico ideale di questa tendenza. Pur essendo la più importante rassegna della canzone italiana, la kermesse della città dei fiori ha infatti sempre trovato nei cosiddetti super ospiti stranieri il momento più attrattivo per il pubblico, il che di per sé è già un paradosso. Sta di fatto che visto da questa prospettiva il festival fornisce uno spaccato della propensione del nostro Paese a essere colonizzato, a stendere tappeti rossi e a coprire di denaro le star (vere o presunte) provenienti dall’estero. Talmente tanti soldi da lasciare qualche volta stupiti persino gli stessi interessati, a partire da Louis Armstrong, ospite a Sanremo nel 1968 quando a condurre è già Pippo Baudo. Il mitico Satchmo percepisce 30 milioni di vecchie lire, un compenso stratosferico per quegli anni, tanto che pensa di dover tenere un intero concerto. Gli fanno invece cantare una sola canzone e quando vedono che verso la fine imbraccia la tromba per far partire una improvvisazione, ...
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Roberto Codazzi

