Cultura & Spettacoli

Educazione ai sentimenti, materia di Stato? Basta l’arte!

Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro Violino

I reiterati episodi di femminicidio e di violenza sulle donne degli ultimi tempi hanno indotto qualche politico a proporre una “educazione sentimentale di Stato” quale antidoto alla cultura maschilista e patriarcale che ancora inquina la nostra società. Il fatto che una materia così delicata possa essere introdotta e insegnata nelle scuole italiane con esiti efficaci lascia quanto meno perplessi, se non altro immaginando quale scontro ideologico tra le varie fazioni politiche possa avvenire ancora prima varare programmi formativi condivisi. Molto più semplicemente (e naturalmente) potrebbe invece essere questo il momento per implementare l’insegnamento nelle scuole di quelle discipline che per loro stessa natura aiutano all’educazione dei sentimenti: musica, arte, teatro, linguaggi espressivi. Discipline che da sempre dovrebbero occupare i programmi scolastici italiani con maggiore importanza e quantità, sia perché raccontano la vita dell’uomo e dell’umanità - al pari di storia e filosofia - sia perché rappresentano la cultura del nostro Paese, che proprio su questa Grande Bellezza fonda le sue radici ed è ammirato nel mondo. L’arte educa più di ogni altra materia al rispetto per il prossimo e per le sue “diversità” - o per meglio dire “unicità” -, a valori quali civiltà, inclusione, uguaglianza, libertà, emancipazione. L’arte non fa distinzioni di genere, di razza, di colore della pelle, di orientamenti sessuali. Un’orchestra è di per sé una forma di società basata sull’armonia e uno che “stona” - come non a caso si usa dire - non si allinea a questo pensiero....
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Roberto Codazzi
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