Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro violino
In Italia, si sa, Politica e Cultura sono sempre andate a braccetto, un rapporto tanto consolidato da essere ormai ritenuto “normale”, o quanto meno fisiologico. Anche se è sempre brutto generalizzare, sovente - non sempre, per fortuna - assistiamo nei principali enti lirici, musei o istituzioni culturali a nomine pilotate o suggerite dal mondo politico. Tale tendenza è sistematica nelle nomine dei vertici della Rai, considerata - con tutte le contraddizioni del caso - la principale fabbrica culturale italiana. Essendo da qualche mese cambiato il governo del paese, è sul tappeto il tema del rinnovamento dei ruoli apicali della Radio Televisione Italiana, a partire dal direttore generale, che attualmente è Carlo Fuortes, uomo molto vicino all’ex ministro della cultura Dario Franceschini. Premetto - è sempre bene farlo quando si parla di politica - che non mi interessa assolutamente fare un discorso di destra o di sinistra, Dio me ne liberi! Voglio semplicemente analizzare le dinamiche di un “caso” che è emblematico di come queste faccende si sviluppano nel nostro paese. Pare infatti - ne stanno parlando i giornali da settimane - che per rendere meno amara la “buonauscita” di Fuortes dai piani alti di Viale Mazzini, gli sia stata promesso - o comunque proposto - il ruolo di sovrintendente alla Scala, ovvero il vertice dell’ente lirico che è un simbolo dell’arte italiana nel mondo. Ciò ha innescato una serie di conseguenze a catena, a partire dal fatto che l’attuale sovrintendente scaligero, il francese Dominique Meyer, ha un contratto fino al 2025, e parliamo di contratti economicamente importanti, come si può immaginare....
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Roberto Codazzi

