Entrambe “città della musica” ma tra le due realtà ci passa più di un... fiume Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro violino
Ogni tanto qualcuno ci casca, come è successo tante volte anche a me, perché a volte nasce spontaneo, con la leggerezza con cui si fanno delle boutade, salvo poi ricredersi quando si guarda la realtà con maggiore oggettività e senso di responsabilità. L’ultimo in ordine di tempo - solo pochi giorni fa - è stato Fabrizio von Arx, direttore artistico della neonata Fondazione Casa Stradivari, il quale in occasione della presentazione del nuovo soggetto in Sala della Consulta di Palazzo Comunale ha così sentenziato: «Voglio già immaginarmi Cremona come la Salisburgo d’Italia». Già, Cremona come Salisburgo, quante volte l’abbiamo sentito dire in questi anni? Perché entrambe sono città della musica, l’una è la città della liuteria, di Monteverdi e Stradivari, l’altra la città di Mozart, ma tra le due realtà ci passa un fiume che è ben più ampio e profondo del Po o del Salzach. Lo dico a ragion veduta perché da qualche anno ho ripreso a frequentare regolarmente il festival della città che ha dato i natali ad Amadeus, dopo che per un certo periodo mi ero fatto l’idea - e non so il perché - che fosse diventato un passatempo un po’ in declino per nostalgici musicofili dell’epoca del vinile. Sono stato all’ultima edizione del Festival di Pasqua, che quest’anno aveva come direttore principale Andris Nelsons - a mio avviso uno dei due/tre maestri del podio migliori al mondo in questo momento -...
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Roberto Codazzi

