Dai magneti all’aldilà: storia di una mente ribelle, tra provocazione ed eresia
Davvero un tipo strano quel Fortunio Affaitati che, abbandonata l’attività commerciale della famiglia, divenne medico e astrologo in odore di eresia, per finire annegato a quarantacinque anni nelle acque del Tamigi. Una morte misteriosa che lo avvicina, qualche secolo dopo, a quella di un altro banchiere trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, sul Tamigi. Ma le analogie tra il nostro Fortunio e Roberto Calvi si fermano qui. La fama di Fortunio è legata soprattutto all’originalità e all’anticonformismo delle sue ricerche, che sfidavano polemicamente le opinioni del tempo, fino a condurlo ai limiti del lecito.
Era nato a Cremona nel 1510 ed era, forse, figlio di Antonio. Trasferitosi, forse dopo la morte del suo protettore, papa Paolo III (1549) a Londra, dove gli Affaitati avevano forti interessi commerciali e amicizie, egli portò a termine i propri studi, divenendo professore di matematica. Medico e astrologo, si rese famoso per le tesi espresse nelle sue Phisicae ac astronomicae considerationes, dedicate a Paolo III (Venetiis 1549). In quest’opera Fortunio raccolse una serie di opuscoli, ch’egli aveva cominciato a stendere due o tre anni prima dell’apparizione di una cometa e dell’eclissi del 1547, avvenimenti preannunciati e discussi nel testo. Qualche anno fa questi scritti dell’Affaitati, dopo anni di dimenticanza, sono statti tradotti da Gianpietro Torresani (Fortunio Affaitati, Considerazioni fisiche e astronomiche, www.orasesta.it).
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Era nato a Cremona nel 1510 ed era, forse, figlio di Antonio. Trasferitosi, forse dopo la morte del suo protettore, papa Paolo III (1549) a Londra, dove gli Affaitati avevano forti interessi commerciali e amicizie, egli portò a termine i propri studi, divenendo professore di matematica. Medico e astrologo, si rese famoso per le tesi espresse nelle sue Phisicae ac astronomicae considerationes, dedicate a Paolo III (Venetiis 1549). In quest’opera Fortunio raccolse una serie di opuscoli, ch’egli aveva cominciato a stendere due o tre anni prima dell’apparizione di una cometa e dell’eclissi del 1547, avvenimenti preannunciati e discussi nel testo. Qualche anno fa questi scritti dell’Affaitati, dopo anni di dimenticanza, sono statti tradotti da Gianpietro Torresani (Fortunio Affaitati, Considerazioni fisiche e astronomiche, www.orasesta.it).
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Fabrizio Loffi

