Cultura & Spettacoli

Festival Monteverdi: musica con ‘curiose et moderne inventioni’

Tre oratori di Carissimi non sono propriamente una passeggiata. Per questa ragione dopo le esemplari interpretazioni del Delitiae Musicae di Marco Longhini, le armonie e le cadenze del compositore romano – i miracoli non può farli nemmeno il bravo conduttore – cominciano a saziare lo spirito dell'ascoltatore. Venerdì sera, in una chiesa di San Marcellino un po' meno gremita del solito, il quarto concerto del Festival Monteverdi riserva però i ninnoli d'argento, le minute preziosità: la Sonata in ecco con tre violini
e un madrigale di Biagio Marini, quest'ultimo offerto come apprezzato fuori programma, rappresentano dei veri e proprio esempi di dolby surround ante litteram. Nella Sonata i due violini, nascosti ai lati delle navate, rispondono in canone alla frase del solista. Nel Madrigale “Grotte ombrose, antri foschi” lo stesso effetto di musica spaziale viene indagato anche dalle voci, impegnate in un dialogo dalle sfumature quasi novecentesche. Non è un caso se il compositore e violinista bresciano vergò nel 1629 l'opera “Curiose et moderne inventioni”. Eccole intatte e fascinose, quasi quattro secoli dopo. La parte più conspicua, come accennato in apertura, è rappresentata dai tre oratori di Giacomo Carissimi: Vanitas vanitatum, Historia Jephte e Historia di Baltazar, nei quali la resa di cantanti e strumentisti vive di un affiatamento davvero esemplare. Efficace nello spezzare la relativa monotonia delle tre opere è la regia di Filippo Tonon, il quale decide di affiancare alla forma oratoriale qualche sprazzo di efficace scenicità, ricorrendo anche a richiami simbolici: nel finale dell'Historia Jepthe, ad esempio, quando il lungo velo rosso viene steso e sostenuto dai cantanti non si può che pensare al tragico e sanguinoso epilogo della storia. Gli applausi sono davvero intensi e convinti. A dimostrazione ulteriore che il pubblico del Festival – e forse più in generale della musica barocca – ha una disciplina, una serietà e una competenza che mancano talvolta nelle splatee delle stagioni concertistiche tradizionali.
Grande successo anche per Jordi Savall, ospite sabato al Teatro Ponchielli con il programma “La dinastia dei Borgia: Chiesa e potere nel Rinascimento”. Insieme con l'ensemble Hespèrion XXI e la Capella Reial de Catalunya il gambista catalano ha ricostruito una mappa musicale di quel periodo storico, spaziando fra colori e gamme emotive assai composite.
Stefano Frati
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