“Filosofia di Fantozzi”: l'ultimo libro di Stefano Scrima
La voce sfiatata, l’uso scorretto del congiuntivo, il basco calcato in testa pressoché in ogni stagione dell’anno: tutto concorre a fare di Ugo Fantozzi una figura di spicco della scena cinematografica - culturale, persino: a patto che si voglia allargare il fronte d’indagine - italiana. Maschera comica oppure, per certi versi, maschera tragica? Ce lo spiega Stefano Scrima (scrittore, oltreché divulgatore filosofico) nella sua opera più recente (edita da “Il melangolo”), “Filosofia di Fantozzi”, fra le cui pagine l’autore offre un’acuta disamina del Ragioniere più sventurato che il Belpaese conosca.
Perché ha scelto di scrivere un libro proprio su Fantozzi? Che caratteristiche ha, a suo avviso, questo personaggio per essere diventato un’icona (dentro e fuori il grande schermo, oltretutto)?
«Sono sempre stato un grande appassionato dei personaggi creati e interpretati al cinema da Paolo Villaggio: da bambino perché mi facevano ridere, da grande perché mi fanno riflettere, senza però farmi smettere di ridere. Fantozzi è il personaggio più celebre e longevo, e probabilmente il più compiuto di Villaggio, quello che riesce a unire le generazioni, a raccontare un’Italia (e non solo) che è stata, ma - nonostante gli anni che passano - ha ancora qualcosa da dirci....
«Sono sempre stato un grande appassionato dei personaggi creati e interpretati al cinema da Paolo Villaggio: da bambino perché mi facevano ridere, da grande perché mi fanno riflettere, senza però farmi smettere di ridere. Fantozzi è il personaggio più celebre e longevo, e probabilmente il più compiuto di Villaggio, quello che riesce a unire le generazioni, a raccontare un’Italia (e non solo) che è stata, ma - nonostante gli anni che passano - ha ancora qualcosa da dirci....
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Fabio Canesi

