Nuovo appuntamento con la rubrica L'altro Violino
Non conosco personalmente il sindaco di Firenze ma provo simpatia nei suoi confronti per almeno tre motivi. Il primo è che Dario Nardella è un violinista, diplomato al conservatorio, dunque idealmente vicino a Cremona e alla tradizione liutaria della nostra città. Oddio, quel paio di volte che l’ho sentito suonare in tv non mi è sembrato un fenomeno, ma va da sé che se avesse avuto il talento di Heifetz o Menuhin probabilmente avrebbe fatto il concertista, non il politico. L’altro motivo è legato al tempestivo intervento grazie al quale il primo cittadino ha bloccato gli attivisti che stavano imbrattando Palazzo Vecchio, magari non un gesto eroico ma nemmeno una messinscena a scopo propagandistico come qualche detrattore ha voluto far credere, di sicuro un atto d’amore verso la sua città e soprattutto verso il patrimonio d’arte dell’intera umanità che Firenze rappresenta. Il terzo motivo è quello di cui si è meno parlato, anzi è passato sottotraccia, almeno dalle nostre parti, ma che mi sta più a cuore, per il valore simbolico che porta con sé, specie in prospettiva. Un gesto apparentemente invisibile e insignificante, quello di Nardella, ma che costituisce un importante precedente nell’Italia della cultura e della musica. Il sindaco di Firenze, nel suo ruolo di presidente della Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, ha infatti immediatamente accettato le dimissioni del sovrintendente Alexander Pereira, il quale ha lasciato ufficialmente l’incarico per “questioni personali” ma dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per un’inchiesta della procura fiorentina relativa alle spese da lui sostenute e poste a carico dell’ente. I più attenti lettori di questa rubrica ricorderanno che di questo argomento ci eravamo occupati qualche mese fa...
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Roberto Codazzi

