A colloquio con Roberta Lanfranchi, oggi apprezzata speaker radiofonica
Ha chiuso “Artistica-mente” la mostra con le opere (e le cornici) realizzate dai detenuti della Casa Circondariale di Cremona e ospitata a Casa MEDeA. Un finale che ha visto la partecipazione di una madrina d’eccezione: accanto ai volontari, infatti, era possibile riconoscere Roberta Lanfranchi, amatissima velina cremonese di “Striscia la Notizia” sul finire degli anni ‘90 e oggi apprezzata speaker radiofonica (la si può ascoltare su RDS). Il sorriso, aperto e contagioso, è il suo biglietto da visita fin dagli esordi.
Vive a Roma da tempo però, racconta, ha mantenuto un rapporto stretto con la sua città d’origine: con la famiglia, con il papà Maurizio che è anche vice-presidente di MEDeA, la mamma, la sorella e gli amici cremonesi, di sempre. E anche con MEDeA. Dice di aver aprezzato questa mostra perché «si pensa che nelle difficoltà l’uomo dia sempre il peggio di sé. Questa mostra dimostra il contrario - spiega -: dimostra cioè che possono venir fuori cose buone anche dagli errori che si fanno e dagli incidenti che succedono durante il percorso della vita di ciascuno di noi. Guardando a questa mostra leggi l’anima: persone che hanno sbagliato - tutti siamo umani e tutti possiamo sbagliare -, e che però hanno capito che dallo sbaglio si può risalire, un gradino alla volta, e migliorare, riprendendo il cammino che si era interrotto». E poi, dicevamo, c’è Casa MEDeA: «ogni volta che torno a Cremona vengo qui - dice -: c’è sempre qualcosa da vedere e da imparare anche quando non ci sono particolari iniziative. Ma non solo per mio padre ma anche per tutti i volontari che, quotidianamente, si danno così tanto da fare».
Ha mantenuto un bel rapporto con la città, dunque...
«E’ un cordone ombelicale che non è mai stato tagliato e che non taglierò mai: le mie radici rappresentano un tesoro, da salvaguardare. Trovo Cremona sempre bella. Sono di parte, lo so, è che mi manca tanto... diciamo che la guardo con gli occhi dell’amore...».
Vive a Roma da tempo però, racconta, ha mantenuto un rapporto stretto con la sua città d’origine: con la famiglia, con il papà Maurizio che è anche vice-presidente di MEDeA, la mamma, la sorella e gli amici cremonesi, di sempre. E anche con MEDeA. Dice di aver aprezzato questa mostra perché «si pensa che nelle difficoltà l’uomo dia sempre il peggio di sé. Questa mostra dimostra il contrario - spiega -: dimostra cioè che possono venir fuori cose buone anche dagli errori che si fanno e dagli incidenti che succedono durante il percorso della vita di ciascuno di noi. Guardando a questa mostra leggi l’anima: persone che hanno sbagliato - tutti siamo umani e tutti possiamo sbagliare -, e che però hanno capito che dallo sbaglio si può risalire, un gradino alla volta, e migliorare, riprendendo il cammino che si era interrotto». E poi, dicevamo, c’è Casa MEDeA: «ogni volta che torno a Cremona vengo qui - dice -: c’è sempre qualcosa da vedere e da imparare anche quando non ci sono particolari iniziative. Ma non solo per mio padre ma anche per tutti i volontari che, quotidianamente, si danno così tanto da fare».
Ha mantenuto un bel rapporto con la città, dunque...
«E’ un cordone ombelicale che non è mai stato tagliato e che non taglierò mai: le mie radici rappresentano un tesoro, da salvaguardare. Trovo Cremona sempre bella. Sono di parte, lo so, è che mi manca tanto... diciamo che la guardo con gli occhi dell’amore...».
E dal punto di vista delle manifestazioni?
«La trovo sveglia, presente e lucida. Quando sono distante e parlo della mia città la gente dimostra di apprezzarla: è un gioiellino, mi dicono. Per me Cremona è la mia bomboniera...»....
«La trovo sveglia, presente e lucida. Quando sono distante e parlo della mia città la gente dimostra di apprezzarla: è un gioiellino, mi dicono. Per me Cremona è la mia bomboniera...»....
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO A GIOVEDì 29 GIUGNO, OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
c.parm

