Pietro Roffi (Cremona 4 marzo 1888-11 agosto 1970) iniziò a lavorare a nove anni, come apprendista del fabbro Maranesi, per poi passare a quindici anni alla bottega di Luigi Favagrossa.
Realizzò la sua prima opera personale nel 1904: un vaso da fiori in rame formato dalla trasformazione di un vecchio scaldaletto, e nonostante la scarsa qualità della materia prima riuscì a esprimere nell’oggetto la forza prospettica e l’espressività del disegno che l’accompagnerà in tutta la sua opera. Dal 1907 al 1912 fu lavorante del maestro d’arte Stefano Rizzi (anche insegnante alla Scuola d’Arte e Mestieri “Ala Ponzone Cimino”), che nel proprio lavoro si richiamava esplicitamente al gusto rinascimentale: e questa impronta rimase indelebile nella formazione di Roffi.
Realizzò la sua prima opera personale nel 1904: un vaso da fiori in rame formato dalla trasformazione di un vecchio scaldaletto, e nonostante la scarsa qualità della materia prima riuscì a esprimere nell’oggetto la forza prospettica e l’espressività del disegno che l’accompagnerà in tutta la sua opera. Dal 1907 al 1912 fu lavorante del maestro d’arte Stefano Rizzi (anche insegnante alla Scuola d’Arte e Mestieri “Ala Ponzone Cimino”), che nel proprio lavoro si richiamava esplicitamente al gusto rinascimentale: e questa impronta rimase indelebile nella formazione di Roffi.
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Eugenio Bettinelli

