Denatalità. Intervista a Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità: «Darsi un obiettivo e un luogo di regia comune tra Governo e associazioni»
«Siamo su un treno che va a 200 all’ora contro un muro». Con l’accento romano spiccio e deciso, Gigi De Palo usa questa immagine per raccontare l’Italia di inizio 2024. Per otto anni presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari, oggi a capo della Fondazione per la Natalità, De Palo è “il” volto della battaglia contro il calo delle nascite, drastico e inarrestabile, che affligge il nostro Paese da troppo tempo. Il suo stile è pragmatico, usa la mediazione non per tirare alla lunga, tanto-pe’-campà, ma per strappare l’apporto di tutti, indispensabile per tagliare certi traguardi. E far decollare di nuovo le nascite è, davvero, traguardo complicato quanto necessario.
C’è la sua firma sull’assegno unico universale, che tuttavia resta, ammette De Palo, «uno strumento incompiuto». È sua la regia degli Stati Generali della Natalità, arrivati l’anno scorso alla terza edizione: due giorni in cui le più alte cariche istituzionali riflettono – «facendo sintesi, non analisi» – sulla marcia da ingranare per invertire il trend della natalità. A maggio 2023, presenziò persino papa Francesco.
Nonostante questi sforzi, il treno «che va a 200 all’ora»non dà segni di arrestare la sua corsa. De Palo denuncia l’immobilismo di una politica «che bada più al bene particolare che a quello comune»; che si «accontenta dei bonus, perché è più facile così» e il consenso è più sicuro. A rimetterci, però, siamo tutti noi, in un Paese che scivola sempre più pericolosamente verso il baratro.
C’è la sua firma sull’assegno unico universale, che tuttavia resta, ammette De Palo, «uno strumento incompiuto». È sua la regia degli Stati Generali della Natalità, arrivati l’anno scorso alla terza edizione: due giorni in cui le più alte cariche istituzionali riflettono – «facendo sintesi, non analisi» – sulla marcia da ingranare per invertire il trend della natalità. A maggio 2023, presenziò persino papa Francesco.
Nonostante questi sforzi, il treno «che va a 200 all’ora»non dà segni di arrestare la sua corsa. De Palo denuncia l’immobilismo di una politica «che bada più al bene particolare che a quello comune»; che si «accontenta dei bonus, perché è più facile così» e il consenso è più sicuro. A rimetterci, però, siamo tutti noi, in un Paese che scivola sempre più pericolosamente verso il baratro.
De Palo, partiamo dalla provocazione della senatrice Mennuni, che lei conosce bene. Come si fa a rendere cool la maternità?
«La maternità è già cool. Basta leggere cosa dice l’Istat a proposito del desiderio della coppie, che, nella maggioranza dei casi, è quello di avere almeno 2 figli. Le premesse che questo desiderio si avveri, però, non sussistono. Questo è il vero problema: manca un sistema equo che permetta a chi vuole fare figli di poterli fare. Sto parlando di possibilità, non di obbligo. Diventare genitori non è un vincolo. Lo scandalo vero è che far nascere figli, in Italia, è il secondo motivo di povertà. Il che alimenta paure e condiziona il presente e le prospettive».
«La maternità è già cool. Basta leggere cosa dice l’Istat a proposito del desiderio della coppie, che, nella maggioranza dei casi, è quello di avere almeno 2 figli. Le premesse che questo desiderio si avveri, però, non sussistono. Questo è il vero problema: manca un sistema equo che permetta a chi vuole fare figli di poterli fare. Sto parlando di possibilità, non di obbligo. Diventare genitori non è un vincolo. Lo scandalo vero è che far nascere figli, in Italia, è il secondo motivo di povertà. Il che alimenta paure e condiziona il presente e le prospettive».
Decidere di non fare figli non è anche una questione culturale?
«È un alibi. L’aspetto culturale e sociale sono inevitabilmente condizionati da quello economico. Se una coppia rischia di diventare povera, hai voglia a dire che è solo (...)».
«È un alibi. L’aspetto culturale e sociale sono inevitabilmente condizionati da quello economico. Se una coppia rischia di diventare povera, hai voglia a dire che è solo (...)».
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Cristiano Guarneri

